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Perdita della biodiversità

L’allevamento intensivo mette in pericolo il mondo naturale e minaccia la sopravvivenza di numerose specie animali e vegetali.

Per il nostro benessere generale dipendiamo dalla salute degli ecosistemi. Ci forniscono il cibo, l'acqua e persino l'aria di cui abbiamo bisogno.

Nel 1997, un gruppo di scienziati ha calcolato che i servizi forniti dai nostri ecosistemi, se correttamente stimati, avrebbero un valore di circa 33000 miliardi di dollari USA all’anno. Malgrado ciò, la sopravvivenza di innumerevoli specie vegetali e animali nel mondo è attualmente minacciata. Sono diversi i fattori all’origine di questa crisi, che porta al rischio di estinzione delle specie, ma l’allevamento intensivo ne costituisce un elemento essenziale.

Produzioni tossiche

L'allevamento intensivo è all’origine di vari problemi di inquinamento che frammentano, o addirittura distruggono, gli habitat naturali. Questa distruzione può far fuggire o persino uccidere gli animali e i vegetali che ci vivono. Le diverse deiezioni degli allevamenti intensivi possono essere particolarmente problematiche, poiché si disperdono nei corsi d’acqua e, nei casi peggiori, possono lasciare delle vaste “zone morte”, nelle quali poche specie riescono a sopravvivere. Per esempio, una parte dell’azoto prodotto da questi allevamenti può diventare gassoso e trasformarsi in ammoniaca, che contribuisce all’acidificazione dell’acqua e alla distruzione dello strato di ozono.

« 169 zone marine sono state classificate come “zone morte” dal 2008 a oggi. Ce n’erano 44 nel 1995. Una delle più grandi si trova nel Golfo del Messico e nel 2002 è stato stimato che fosse delle dimensioni del Massachusetts, cioè di 22 000 km².  (Fonte: World Resources Institute, 2008).»

La corsa alla terra

La distruzione deliberata degli habitat naturali costituisce anch’essa un considerevole fattore di perdita di biodiversità. Abbiamo bisogno di nuovi terreni, per farvi crescere il cibo destinato agli animali d’allevamento.

Circa un terzo delle terre coltivabili al mondo è già stato devoluto all’alimentazione degli animali. Sfortunatamente, poiché lo spazio per le coltivazioni è già limitato, assistiamo a una ricerca di nuovi terreni coltivabili in certe parti dell’America latina e dell’Africa sub-sahariana, in particolare là dove ora si trovano praterie e foreste, preziose sul piano ambientale. Tra il 1980 e il 2000, una zona pari a oltre 20 volte la superficie dell’Italia è stata trasformata, nei terreni in via di sviluppo, in nuovi terreni agricoli – più del 10% dei quali a spese delle foreste tropicali esistenti. Gli scienziati che hanno lavorato a questo studio hanno inoltre dimostrato che era l’agricoltura intensiva, più che le fattorie a conduzione familiare, il principale motore di questo cambiamento della destinazione d’uso. Il problema, tuttavia, non è circoscritto alle regioni tropicali; la crescente pressione che viene esercitata sui terreni coltivabili intorno all’Europa, per esempio, causa la scomparsa di un gran numero di vegetali e di animali.

« Le tendenze attuali suggeriscono che, di qui al 2050, in Amazzonia, l’espansione agricola per ottenere pascolo e le coltivazioni distruggeranno il 40% di questa foresta tropicale umida, fragile e incontaminata. (Fonte: Nature, 2006) »

Un clima che sta cambiando

L’allevamento intensivo è responsabile di considerevoli emissioni di gas serra –  il 18 % del totale di tutte le nostre emissioni, più di quelle prodotte dal settore dei trasporti. Queste emissioni intensificano il cambiamento climatico e rendono la vita in certi habitat sempre più difficile. Secondo la Convenzione sulla diversità biologica, il cambiamento climatico può influenzare negativamente la crescita e la produzione dei vegetali, in quanto determina lo sviluppo di parassiti e di malattie, crea una crescente esposizione allo stress termico e alle piovosità mutevoli, oltre a provocare l’erosione dei suoli a causa dei venti più forti.

« Una specie su 10 potrebbe estinguersi da qui al 2100 se gli effetti del cambiamento climatico proseguissero con l’andamento attuale. (Fonte:National Academy of Sciences, 2010) »

Cosa puoi fare?

L'allevamento intensivo minaccia la biodiversità. Intraprendendo azioni per limitare l’allevamento intensivo, non partecipiamo semplicemente a una rivoluzione agricola e alimentare, ma contribuiamo anche a preservare gli ecosistemi più preziosi, con gli animali e le piante che li abitano.