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In anni di battaglie per gli animali ci sono delle immagini che non abbiamo potuto (e soprattutto voluto) toglierci dalla mente: sono quelle degli animali trasportati vivi in condizioni di estrema sofferenza. Diretti verso l’ingrasso o il macello, i loro lunghi viaggi, che possono protrarsi per più giorni o persino settimane, sono una vera e propria tortura. Quando poi arrivano a destinazione (se non muoiono durante il viaggio) ad attenderli c’è solo una vita di stenti o la morte.

Il macello degli orrori

Il trasporto di animali vivi è abominevole per la sofferenza che comporta ad esseri senzienti, spesso vulnerabili, come gli animali non svezzati e le femmine gravide. Ci sono poi le esportazioni extra UE, dove la sofferenza è all’ennesima potenza: in Paesi lontani, privi della tutela delle norme europee che impongono dei limiti alla crudeltà a cui possono essere sottoposti, gli animali subiscono trattamenti brutali e soffrono una morte atroce.

Questo è stato il caso degli animali trasportati da Paesi europei al macello di Karantina, a Beirut, in Libano. Davanti alle terribili immagini che abbiamo raccolto nel novembre del 2013 con la nostra video-inchiesta, non avevamo che una scelta: fare di tutto perché quel luogo infernale venisse chiuso.

ovino sollevato per una zampa tra altri animali morti nel macello di Karantina
Dalla video-inchiesta di Animals Australia e CIWF nel macello di Karantina

Così, nell’estate del 2014 abbiamo lanciato una petizione, raccogliendo 136.000 firme che abbiamo consegnato ad ottobre dello stesso anno al ministro libanese dell’Agricoltura. Il mese successivo, dopo una visita del ministro stesso in quel luogo degli orrori, il macello è stato chiuso. Un risultato che abbiamo ottenuto grazie alla straordinaria mobilitazione di tantissime persone e attivisti e all’azione decisiva dei nostri colleghi di CIWF France, che avevano mobilitato alcuni parlamentari francesi attivi nel Paese per far sì che i ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente del Libano visitassero il macello e, a loro volta scioccati, ne chiudessero le attività.

Una vittoria non basta: 2015-17, tre anni di denunce e inchieste

La chiusura di Karantina è stata una vittoria importante per migliaia di animali, ma si è trattata di una singola battaglia vinta – la guerra alla crudeltà del trasporto e dell’esportazione di animali vivi era ed è ancora lunga. Per questo, abbiamo continuato a denunciare, soprattutto in sede europea, le atrocità di queste crudeli pratiche.

Nell’aprile del 2015, anche grazie al lavoro di denuncia nostro e dei nostri sostenitori, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha stabilito che la legislazione sul benessere animale relativa al trasporto di animali vivi si applica anche quando gli animali lasciano l’Unione europea. Questa sentenza ci ha consentito di lanciare una petizione contro il trasporto di animali vivi in Turchia e denunciare l’Italia e altri 12 Stati membri per aver infranto le leggi sul trasporto di animali vivi verso quel Paese.

scultura di una vacca legata e sofferente
La scultura realizzata per Cow on tour

Sempre nel 2015 abbiamo realizzato il Cow on tour, un evento itinerante in cui la scultura di una vacca di dimensioni reali è stata esposta a Londra, Parigi, L’Aia, Varsavia, Praga e Roma.

Senatrici firmano la statua del Cow on tour
Senatrici firmano la statua del Cow on tour

La postura della vacca, legata, in posizione sofferente, come spesso succede quando gli animali devono essere trascinati, è stata ispirata da ciò che avevamo potuto vedere, attraverso gli occhi degli investigatori, durante una nostra inchiesta. A Roma, posizionandola davanti al Parlamento, abbiamo raccolto la solidarietà di numerosi parlamentari.

In questi anni, abbiamo diffuso numerose video-inchieste per denunciare la crudeltà di questi trasporti.

Nell’agosto 2017, gli investigatori di CIWF hanno trascorso 10 giorni al confine tra Turchia e Bulgaria, dove hanno documentato le condizioni degli animali in transito.

La video-inchiesta mostra un numero altissimo di animali passare il confine. Con temperature bel al di sopra dei 30°, gli animali erano in cattivo stato di salute a causa delle condizioni sui camion, non igieniche e pericolose, della totale inosservanza della normativa e del disinteresse apatico dei soggetti preposti alla loro tutela. 500 pecore sono rimaste bloccate al confine per ben 4 giorni senza bere e senza mangiare.

Gli investigatori hanno fornito moltissime informazioni che CIWF ha provveduto ad inoltrare alle Autorità coinvolte.

La campagna continua

#BanLiveExports 

Negli anni successivi, la nostra campagna contro il trasporto di animali vivi è continuata senza interruzioni, attraverso azioni sia offline che online. Ogni anno organizziamo e coordiniamo a livello internazionale la Giornata di mobilitazione internazionale contro il trasporto e l’esportazione di animali vivi, lanciata per la prima volta nel 2016, oggi noto come Ban Live Exports International Awareness Day.

Il 14 giugno è così diventato una giornata dedicata in cui, insieme ai nostri supporter e partner, ci impegniamo a sensibilizzare e mobilitare quante più persone possibili su questo tema, fin troppe volte dimenticato.

È infatti fondamentale mantenere alta l’attenzione sul trasporto di animali vivi e continuare a dare voce alle sofferenze inaudite a cui sono sottoposti milioni di animali ogni anno.

Negli ultimi tre anni, a causa della pandemia, le azioni sono state solo online. Tuttavia, anche con azioni solo digitali abbiamo ottenuto risultati impressionanti: solo quest’anno, nell'edizione 2022 del #BanLiveExports Day, abbiamo scatenato una tempesta globale di oltre 37.000 tweet, con l’italiano come seconda lingua, dopo l’inglese, raggiungendo un pubblico potenziale di oltre 41 milioni di persone.

Pressione sull’UE

Negli ultimi anni, abbiamo fatto pressione sull’UE e i ministri europei dell’Agricoltura, lanciando anche una petizione diretta alla Commissione europea perché riveda il regolamento sul trasporto degli animali vivi in ottica più restrittiva. I cittadini europei hanno dimostrato di essere dalla nostra parte: la petizione, ancora in corso, ha raccolto (all’agosto 2022) oltre 360.000 firme.

Ciononostante, a lungo l’UE si è spesso dimostrata passiva su questo fondamentale tema. Si intravedono però alcuni primi, importanti segnali di cambiamento e, ora più che mai, è importante non mollare la presa: il 18 luglio di quest’anno, 2022, i ministri dell'Agricoltura dell'UE si sono riuniti durante il Consiglio “Agricoltura e Pesca” (AGRIFISH) per discutere della protezione degli animali durante il trasporto.

L'argomento è stato messo all'ordine del giorno da Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Germania e Svezia – la cosiddetta coalizione “Vught” – i quali hanno anche presentato un documento di sintesi sul trasporto di animali nell'UE che illustra i difetti di questo commercio, proponendo alternative basate su evidenze scientifiche.

Il momento è propizio: la Commissione europea ha avviato una revisione delle leggi sul benessere degli animali e il trasporto degli animali è una delle questioni che sta esaminando.

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