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Il mito della carne “a basso costo” – accessibile e in grado di sfamare facilmente la popolazione mondiale – è una delle più grandi menzogne del XX secolo. La sua produzione negli allevamenti intensivi comporta un prezzo salato che per decenni hanno continuato a pagare gli animali, l’ambiente e la nostra salute. Un conto che si è cercato di nascondere per anni, l’”elefante” nella stanza che in troppi si ostinano ancora ad ignorare.

Noi quest’inganno non lo abbiamo digerito, ma anzi l’abbiamo denunciato con chiarezza: se non mettiamo fine all’allevamento intensivo si verificherà uno scenario apocalittico – il “Farmageddon”.

Farmageddon nelle librerie italiane

Farmageddon. Il vero prezzo della carne economica è stato pubblicato in Italia nel 2015. Scritto dal nostro Direttore globale, Philip Lymbery in collaborazione con la giornalista Oakeshott, il libro documenta un viaggio investigativo negli allevamenti intesivi e il loro impatto su ambiente e persone.

Il viaggio è durato tre anni, e ha toccato diversi Paesi – tra cui Cina, Perù, Argentina, Stati Uniti e Francia – documentando come l’allevamento intensivo abbia effetti devastanti sul mondo che ci circonda, causando il diffondersi incontrollato di malattie, la perdita di biodiversità e una crisi alimentare che mette a rischio la vita di miliardi di persone.

 “Un'indagine che attraversa i cinque continenti e che propone il resoconto delle devastanti modalità – per gli animali, per l'ambiente e per la nostra salute – di produzione di carne e pesce, tali da suscitare ben più di una riflessione”. Questo il commento di Margherita D’Amico nell’articolo pubblicato su La Repubblica, all’uscita del libro.

Dalle parole all’azione, la campagna

Non siamo rimasti con le mani in mano: le parole di Farmageddon sono uscite dalle pagine del libro, trasformandosi nella campagna nostra campagna per  denunciare  i costi nascosti del sistema di produzione intensivo.

L’allevamento intensivo è un mostro dalle molte teste, e per questo combatterlo ha significato – e significa – colpirlo in diversi punti e con diverse armi. Infatti, Farmageddon è stata la linea guida su cui abbiamo costruito tutto il nostro lavoro degli ultimi anni: denunciando gli impatti dell'allevamento intensivo, che si ripercuotono non solo sugli animali ma anche sull’ambiente e la nostra salute.

Il nostro intento ci ha portato lontano: il tema del benessere animale ha acquistato sempre più visibilità in Italia negli ultimi anni, diventando un valore per un numero sempre maggiore di persone.

InSOStenibile, quando a denunciare sono stati i cittadini

Dal 2018 fino al 2020, con la campagna InSOStenibile, , abbiamo aiutato alcuni comitati locali di cittadini a far sentire la loro voce contro gli allevamenti intensivi costruiti poco lontano dalle loro case.

Perché gli allevamenti intensivi sono anche questo, per chi vive intorno a queste “fabbriche” grigie produttrici di sofferenza: una minaccia alla salute e un odore acre che nulla riesce a coprire.

Abuso di antibiotici, quando l’allevamento intensivo minaccia la nostra vita

Negli ultimi anni abbiamo fatto ripetutamente luce su uno dei molti modi in cui l’allevamento intensivo influisce negativamente sulla nostra salute: l’antibiotico-resistenza.

Gli allevamenti intensivi sono infatti una delle cause della diffusione dell’antibiotico resistenza.

L’utilizzo di antibiotici in modo profilattico e routinario negli allevamenti intensivi, infatti, aumenta la presenza di ceppi di batteri antibiotico-resistenti nell’ambiente e ciò può costituire un rischio anche per la popolazione umana.

Ma anche il “senza antibiotici” non ha valore se non si cambiano veramente le condizioni di allevamento.

Dead Zone, quando l’allevamento intensivo uccide giaguari e allodole

Nel 2017 è stato pubblicato in Italia Dead Zone, sempre a firma del nostro Direttore globale, Philip Lymbery. Questa volta, lo scopo del viaggio ha messo al centro altre vittime dell’allevamento intensivo: la fauna selvatica.

Gli allevamenti intensivi, infatti, richiedono la coltura intensiva di cereali per nutrire le decine di miliardi di animali allevati ogni anno nel mondo. Per fare questo, e per fare posto a nuovi allevamenti, vengono disboscate enormi aree ogni anno. Al tempo della stesura del libro, equivalenti a quasi la metà dell’Italia.

Ogni capitolo di Dead Zone è dedicato ad una specie iconica vittima della zootecnia intensiva, e fra queste una italiana: l’allodola. Nel testo si parla anche del giaguaro in Brasile, dell’elefante di Sumatra, del pinguino africano e del bisonte nelle pianure centrali degli USA.

Il prossimo capitolo

Adesso è tempo di voltare pagina. Con la conferenza per il clima dell’ONU (COP27), che è iniziata in Egitto il 6 novembre e che proseguirà fino al 17, ci prepariamo a ribadire ancora una volta quello che da decenni come Compassion in World Farming sosteniamo, e quello che in Farmageddon e Dead Zone è apparso evidente: è tempo di scrivere la parola fine sull’allevamento intensivo e di portarlo a fine corsa.

Globe

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