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Succedeva 10 anni fa: Annamaria Pisapia – oggi Direttrice di CIWF Italia, allora rappresentante italiana di Compassion in World in Farming (l’ufficio italiano ancora non esisteva) – entra insieme ad altri 4 colleghi inglesi, di cui tre vestiti da maiali, nell’Ufficio nazionale italiano del turismo a Londra.

“È a rischio la reputazione dell’Italia”, questo il breve e chiaro messaggio chiave della cartolina che Annamaria e gli altri cercano di consegnare pacificamente al responsabile dell’Ufficio (che non l’accetterà).

A pochi mesi dall’entrata in vigore (il 1 gennaio 2013) del divieto parziale di utilizzare gabbie da gestazione negli allevamenti di scrofe in UE, l’intento era quello di denunciare la situazione italiana, dove già allora, nel 2012, la maggior parte delle scrofe era costretta a passare quasi tutta la gravidanza in gabbia.

L’Italia, paese amato e scelto da tantissimi turisti, sarebbe stata pronta ad adeguarsi alla normativa europea?

Video in italiano, con sottotitoli in inglese

Dal 2013…

La piccola ma significativa azione all’Ufficio italiano del turismo segna non solo l’inizio del lavoro di Compassion in World Farming in Italia – a questa seguirono altre azioni e poi, con l’apertura dell’ufficio italiano, le prime campagne italiane contro l’allevamento intensivo condotte come CIWF Italia – ma anche un momento importante nel percorso di lotta contro l’allevamento in gabbia, per le scrofe e per tutti gli animali allevati con questo crudele sistema.

Il 1 gennaio 2013 entrò in vigore il divieto parziale di utilizzo delle gabbie di gestazione per le scrofe (norma parte della direttiva UE 2008/120/CE).

Si è trattato sicuramente di un passo avanti, perché ha limitato il periodo che le scrofe devono passare nelle gabbie di gestazione, ma insufficiente. Le scrofe, in Italia come nel resto dell’Unione europea, continuano a passare circa la metà della propria vita in gabbia.

È quello che nel 2018 abbiamo denunciato con un’inchiesta, lanciando nello stesso anno una petizione indirizzata ai ministeri della Salute e delle Politiche agricole.

Il nostro lavoro sulle scrofe è poi confluito nello sviluppo internazionale della campagna contro le gabbie, che nel 2018 ha acquistato una dimensione europea e collettiva.

…All’ICE End the Cage Age lanciata nel 2018…

Il 25 settembre, al Parlamento europeo a Bruxelles, Compassion in World Farming ha ufficialmente lanciato e presentato l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) End the Cage Age, che chiede la fine dell’uso di ogni tipo di gabbia per allevare animali a scopo alimentare.

Dopo 12 tumultuosi mesi di raccolta firme, insieme a una coalizione di oltre 170 organizzazioni in Europa – 22 in Italia – abbiamo raggiunto lo straordinario risultato di 1,4 milioni di firme certificate e costruito un vero e proprio movimento di cittadine e cittadini che vogliono relegare l’allevamento in gabbia al passato. È stata la prima ICE di successo sul benessere degli animali allevati a fini alimentari.

immagine dall'alto del banner end the cage age a Bruxelles

…fino all’attuale campagna per una #ItaliaControLeGabbie

Lo scorso 30 giugno 2021, la Commissione europea ha comunicato la sua risposta ufficiale all’ICE End the Cage Age e si è impegnata a eliminare gradualmente e vietare definitivamente l’uso delle gabbie negli allevamenti europei tramite una normativa dedicata che verrà presentata entro il 2023.

Davvero un ottimo risultato! Per tradurre l’impegno della Commissione europea in una normativa concreta, tuttavia, è fondamentale tenere viva la campagna. Per questo abbiamo lanciato un appello al Governo italiano, a cui chiediamo di sostenere le richieste di End the Cage Age in tutte le opportune sedi UE e la transizione a sistemi senza gabbia nel nostro Paese.

Per questo continuiamo a tenere alta l’attenzione sul tema, documentando la sofferenza degli animali allevati in gabbia.

L’Italia farà la sua parte?

Oggi, a dieci anni di distanza, la provocazione pacifica di Annamaria davanti all’Ufficio italiano del turismo a Londra è ancora attuale. Perché non è accettabile che nel “Bel Paese”, rinomato per la sua cucina, alla base di molti prodotti “d’eccellenza” ci sia la crudeltà delle gabbie e la sofferenza – del tutto anacronistica ed evitabile – di moltissimi animali.

È quindi ancora “a rischio la reputazione dell’Italia”?

La posta in gioco, rispetto al 2012, è molto più alta!

L’Italia gioca un ruolo cruciale: come Stato membro, il suo voto e il suo posizionamento all’interno del Consiglio dell’Unione europea possono essere decisivi per mettere fine all’allevamento in gabbia, non sono in Italia ma in tutta l’Unione europea, non solo per le scrofe ma per tutti gli animali allevati in gabbia.

La strada, da quel mattino piovoso a Londra a oggi, è stata lunga, avventurosa, un lavoro incredibile, ci sono stati ostacoli e grandi avanzamenti che ci hanno portato fino a qui, a un passo dalla meta.

Le gabbie potrebbero avere i giorni contati: è pronta l’Italia a fare la sua parte e a tenere alta la sua reputazione? Staremo a vedere, noi intanto continueremo a recapitare i nostri messaggi, che siano cartoline giganti o un’iniziativa dei cittadini europei.

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