Search icon

Spreco di risorse

L'allevamento intensivo ha bisogno di molte risorse ma restituisce, in proporzione, poca energia in forma di potere calorico degli alimenti.

L'allevamento permette di “convertire” prodotti vegetali in carne, latte e uova.

I metodi agricoli tradizionali sono relativamente efficienti, per quanto riguarda l’utilizzo delle risorse che permettono di trasformare l’erba e certi tipi di rifiuti in alimenti. Al contrario, il modello di allevamento intensivo, «crescita rapida, rendimento elevato» è molto meno efficiente, poiché impiega quantità considerevoli di risorse (acqua, cereali, petrolio) per fornire in cambio una quantità di energia calorica relativamente scarsa.

Fabbriche di cibo al contrario

Gli animali degli allevamenti intensivi non solo mangiano molti alimenti che l’uomo potrebbe consumare direttamente, ma – il che è ancor peggio – l’essenziale di questo cibo consumato non può essere convertito in carne.

Questa energia è loro necessaria semplicemente per altre attività, come spostarsi e mantenere la loro temperatura corporea. La produzione di ogni chilogrammo di carne richiede il consumo di svariati chilogrammi di cibo per animali. Occorrono in media sei chilogrammi di proteine vegetali per produrre un solo chilogrammo di proteine animali. (Fonte: The American Journal of Clinical Nutrition, 2003)

Un impiego considerevole di risorse

Dato che l’allevamento intensivo utilizza molti alimenti per gli animali, per coltivare questi alimenti sono necessarie grandi quantità di altre risorse. Una di esse è la terra: occorrono superfici notevolmente più estese per produrre carne o prodotti lattiero-caseari, che per produrre verdura, cereali o frutta. Serve anche l’acqua, spesso utilizzata per irrigare le colture, in particolare quando sono prodotte in regioni a bassa piovosità. Secondo il WWF, la produzione di bestiame consuma circa il 23% di tutta l’acqua utilizzata in agricoltura – il che equivale a più di 1150 litri a persona e al giorno. Occorre anche molta energia, in particolare per la fabbricazione dei fertilizzanti e dei pesticidi, per coltivare gli alimenti destinati agli animali. Questo pesticidi e fertilizzanti richiedono, inoltre, notevoli volumi di risorse preziose, come l’azoto e il fosforo.

Occorrono più di 15.000 litri d’acqua per produrre un chilogrammo di carne di bue. Questa cifra va confrontata con i 1.200 litri d’acqua necessari per produrre un chilogrammo di mais e con i 1.800 litri necessari per produrre un chilogrammo di grano. (Fonte: UNESCO, 2010)

«Picco di tutto»

Il termine  «picco» viene utilizzato a proposito delle risorse non rinnovabili, come il petrolio e il fosforo, largamente utilizzate nell’allevamento intensivo. Indica il momento in cui la disponibilità di una risorsa raggiunge un picco, a partire dal quale le scorte iniziano a diminuire. Ci sono pareri diversi sul momento esatto in cui queste risorse saranno completamente esaurite, ma la realtà è semplice: un giorno, non avremo più accesso a certe risorse di cui siamo già diventati dipendenti nel settore dell’allevamento intensivo. Queste risorse si trovano, per di più, in un numero limitato di paesi: ne conseguono rischi geopolitici evidenti, per quei paesi che sono importatori puri.

Negli Stati Uniti, l’allevamento fatto a suon di prodotti chimici impiega l’equivalente in energia di un barile di petrolio per produrre una tonnellata di mais, uno dei principali ingredienti dell’alimentazione animale. (Fonte: Banca Mondiale, 2008)

Cosa puoi fare?

L’allevamento intensivo spreca risorse. Intraprendendo azioni per limitare l’allevamento intensivo, non partecipiamo semplicemente a una rivoluzione agricola e alimentare, ma risparmiamo anche risorse vitali che, potrebbero essere utilizzate meglio altrove.