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L’acqua, una risorsa preziosa ma sempre più scarsa

Il consumo di acqua va pianificato, centellinato, ottimizzato.
Quando si parla di acqua, l’indicatore fondamentale è l’impronta idrica, ovvero quanta acqua consumiamo per l’uso domestico o per produrre qualcosa.
Nel nostro caso, la domanda è: quanta acqua possiamo permetterci di consumare per produrre un chilo di carne e, soprattutto, è sostenibile? Ci sono sistemi di allevamento che necessitano meno acqua e quindi sono più sostenibili?

Le Nazioni Unite affermano che “la produzione animale intensiva è probabilmente la fonte principale di inquinamento idrico”(I). Uno studio chiave ha analizzato l’impronta idrica della produzione alimentare (II) e ha concluso che i prodotti animali derivanti dai sistemi industriali in genere consumano e inquinano più acque di superficie e sotterrane (blu e grigie) rispetto ai prodotti animali derivanti da sistemi di allevamento al pascolo o misti.
Spesso infatti si legge che per produrre un kg di carne di manzo ci vogliono 15.000 litri d’acqua, ma questo dato non tiene conto nè della distinzione delle acque nel calcolo dell’impronta idrica (blu, verdi e grigie) nè della tipologia di allevamento.

Facendo riferimento all’impronta idrica di acque blu e grigie (le più preziose dato che il consumo di acqua verde, quella piovana, esercita un impatto meno invasivo sugli equilibri ambientali), emerge chiaramente che 1 kg di carne di manzo da allevamento intensivo consuma il 97% di acque preziose in più rispetto allo stesso kg di carne proveniente da animali allevati al pascolo.
Ancora lo studio sostiene che il progetto di intensificazione globale della produzione animale porterà ad un aumento delle impronte idriche blu e grigia per unità di prodotto animale. Gli autori spiegano che ciò è dovuto ad una maggiore dipendenza dei sistemi industriali dai mangimi concentrati. Cioè, continuando così, tenendo gli animali al chiuso, alimentandoli a cereali, sprecheremo ancora più acqua!

E’ evidente quindi che il benessere degli animali e il rispetto dei loro comportamenti naturali vanno di pari passo con la salvaguardia dell’ambiente e la riduzione dello spreco dell’acqua.

 

L’impronta idrica del nostro menù

Un altro studio sottolinea che in generale la quota maggiore dell’impronta idrica totale della UE deriva dal consumo di prodotti agricoli commestibili (84%). In Italia le produzioni agricole assorbono l’85% dell’impronta idrica nazionale, e comprendono l’uso di acqua per la produzione di colture destinate all’alimentazione umana e al mangime per il bestiame (75%), e per pascolo e allevamento (10%) (III). Come facciamo a diminuire la nostra impronta idrica alimentare?
I ricercatori concludono che essendo il consumo di prodotti animali il principale responsabile dell’impronta idrica, una dieta salutare con una riduzione del consumo di carne del 45% comporterebbe un conseguente calo del 20% delle impronte idriche blu e grigie.

Quindi mangiando meno carne e solo carne di allevamenti più rispettosi del benessere degli animali, come quelli all’aperto, guadagniamo in salute e risparmiamo acqua.

Fonti

  1. UN World economic and social survey 2011
  2. Mekonnen M and Hoekstra A, 2012. A global assessment of the water footprint of farm animal products. Ecosystems.: DOI: 10.1007/s10021-011-9517-8
  3. http://awsassets.wwfit.panda.org/downloads/impronta_idrica_finale.pdf
  4. Dato ricavato dall’analisi dell’impronta idrica dei consumi nella UE in base a 4 diversi regimi alimentari compreso quello attuale e la dieta sana consigliata dal Deutsche Gesellschaft für Ernährung [Associazione Tedesca per la Nutrizione]