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Benessere animale: il driver della nuova food policy

Al giorno d’oggi non è ammissibile progettare un sistema alimentare che si fondi sulla sofferenza di miliardi di animali.

Un’ulteriore intensificazione della produzione nel nostro paese, dove l’agricoltura è già fortemente industrializzata, oltre a distruggere l’ambiente, comprometterebbe ancora di più il benessere degli animali.

I sistemi di allevamento estensivi (al coperto, o ancora meglio, all’aperto) possiedono il potenziale, se ben progettati e gestiti, di rispettare il benessere animale e di essere più sostenibili a livello ambientale.

 

I sistemi intensivi, invece, non possono garantire il benessere animale nel suo complesso. Perchè?

In generale, gli animali allevati al coperto vengono tenuti in spazi angusti, ad “alta densità” (ovvero in grandissimi numeri) o confinati in gabbie. Gli animali tenuti rinchiusi in gabbia devono anche affrontare tutta una serie di problemi di salute e benessere. Ad esempio, rispetto alle scrofe allevate in gruppo, quelle confinate nelle gabbie di gestazione hanno ossa più deboli e muscoli più piccoli, oltre che una salute cardiovascolare compromessa dalla mancanza di esercizio e una maggiore incidenza di infezioni del tratto urinario dovute all’inattività .[i] Inoltre, nelle scrofe tenute in gabbia o legate è possibile osservare certe stereotipie, come il mordere le sbarre, principale indicatore di scarso benessere.

La salute degli animali allevati con metodi intensivi è spesso seriamente compromessa dalla selezione genetica utilizzata per favorire una crescita rapida o alti rendimenti. Uno studio condotto nel Regno Unito sulle patologie agli arti dei polli da carne ha riscontrato che, specialmente a causa degli elevati ritmi di crescita, il 27,6% dei polli presenta livelli di zoppìa molto dolorosi.[ii] L’elevata produttività delle moderne galline ovaiole causa osteoporosi con numerosi casi di fratture ossee.[iii]

Le condizioni stressanti in cui vengono tenuti gli animali negli allevamenti intensivi compromettono il loro sistema immunitario e facilitano lo sviluppo e la trasmissione di agenti patogeni. Il Consiglio per l’Agricoltura, la Scienza e la Tecnologia degli Stati Uniti avverte che la conseguenza principale dei moderni sistemi di produzione animale industriale è la potenziale selezione e diffusione di patogeni.[iv]

Cosa è necessario fare?

Per poter sviluppare una politica alimentare che riconosca nel benessere animale il tassello necessario alla sostenibilità, si dovrebbe:

  1. ridurre il numero di animali allevati
  2. rispettare i comportamenti naturali delle diverse specie, garantendo agli animali l’espressione degli stessi
  3. garantire agli animali l’accesso ad acqua fresca e ad una dieta che li mantenga in piena salute
  4. eliminare tutte le cause di sofferenza inutili come le mutilazioni

Riducendo il numero di animali, anche il consumo di prodotti di origine animale diminuirebbe.
Più studi hanno dimostrato che se in UE si diminuisse del 50% il consumo di carne, avremmo diversi vantaggi:

  • una riduzione delle patologie cardiache e di certi tipi di tumore[v] [vi]
  • una riduzione del 20% dell’uso e relativo inquinamento dell’acqua di superficie e sotterranea[vii]
  • una riduzione del 40% delle emissioni di azoto causate dall’agricoltura[viii]
  • una riduzione del 23% dell’utilizzo di terra coltivata[ix]
  • una riduzione del 25-40% delle emissioni di gas serralxxxi
  • una riduzione del 75% delle importazioni di semi di soia usati come mangime animale.[x]



Fonti

[i] European Commission: Scientific Veterinary Committee, Animal Welfare Section. Report on the welfare of intensively kept pigs, 30 September 1997
[ii] Knowles, T. G., Kestin, S. C., Haslam, S. M., Brown, S. N., Green, L. E., Butterworth, A., Pope, S. J., Pfeiffer, D. and Nicol, C. J., 2008. Leg disorders in broiler chickens: prevalence, risk factors and prevention. Plos one 3 (2): e1545. doi: 10.1371/journal.pone.0001545.
[iii] Laywell: Welfare implications of changes in production systems for laying hens: Deliverable 7.1
[iv]Council for Agriculture, Science and Technology. Global Risks of Infectious Animal Diseases. Issue Paper 28, February 2005
[v] Friel S., Dangour A.D., Garnett T., Lock K., Chalabi Z., Roberts I., Butler A., Butler C.D. Waage J., McMichael A.J. and Haines A., 2009. Health and Climate Change 4: Public health benefits of strategies to reduce greenhouse-gas emissions: food and agriculture. Published online November 25, 2009 DOI:10.1016/S0140-6736(09)61753-0
[vi] Aston LM, Smith JN and Powles JW, 2012. Impact of a reduced red and processed meat dietary pattern on disease risks a and greenhouse gas emissions in the UK: a modelling study. BMJ Open 2012,2e001072
[vii] Vanham D, Mekonnen M and Hoekstra A, 2013. The water footprint of the EU for different diets. Ecological indicators 32, 1-8
[viii] Westhoek H et al, 2014. Nitrogen on the table: the influence of food choices on nitrogen emissions and the European environment. ENA Special Report on nitrogen and food
[ix] Westhoek H et al, 2014. Food choices, health and environment: Effects of cutting Europe’s meat and dairy intake. Global Environmental Change, Vol 26, May 2014 p196-205.
[x] Westhoek H et al, 2014. Nitrogen on the table: the influence of food choices on nitrogen emissions and the European environment. ENA Special Report on nitrogen and food