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La natura della speranza

News Section Icon Pubblicato 30/08/2019

Di seguito una traduzione dell’articolo “The Nature of Hope”, dal blog del Direttore generale di Compassion in World Farming International Philip Lymbery. Qui l’originale.

Di recente, ho pensato molto alla speranza.

Di fronte agli incendi che stanno devastando i "polmoni della Terra" in Amazzonia, ad esempio, come possiamo avere speranza? Proprio quando i leader del G7 offrono aiuti finanziari per aiutare a spegnere gli incendi, Jair Bolsonaro, il presidente brasiliano, li rifiuta. È difficile non sentirsi senza speranza. Guardare con orrore l’infantile bagarre politica in corso mentre i fuochi continuano a bruciare. L'Amazzonia ospita 3 milioni di specie di animali selvatici e 1 milione di indigeni.

Possiamo solo immaginare la distruzione.

Mi ha fatto pensare alla natura della speranza; che cos’è, da dove viene e perché ne abbiamo bisogno?

Tornato nel Regno Unito di recente, ero a una tavola rotonda in stile "Question Time" al British Birdfair, di fronte a un pubblico di 500 persone, quando un giornalista del Sunday Times ha chiesto: "parlando di cambiamenti climatici, quali prove ci sono che ci facciano veramente sperare?". Facevo parte di un panel che includeva esponenti di spicco, tra cui Chris Packham, Deborah Meaden, Tony Juniper (Presidente di Natural England), Isabella Tree della tenuta di rinaturalizzazione di Knepp e Carrie Symonds, consulente di Oceana sulla lotta contro l'inquinamento da plastica e partner del primo ministro, Boris Johnson, che poco prima aveva tenuto il suo primo discorso dal suo trasferimento in Downing Street.

Uno dei membri del panel ha dato una risposta al giornalista; dicendo essenzialmente che abbiamo bisogno di speranza e positività se vogliamo motivare le persone a interessarsi e a fare qualcosa riguardo al cambiamento climatico. Ho dedotto da questa risposta che le reazioni all'emergenza climatica hanno dato finora poche speranze.

Riflessione

La mia riflessione è che la speranza deriva dalla convinzione che le cose possono cambiare e cambieranno in meglio.

Il cambiamento sociale, come l’intervento sul caos climatico o contro la crudeltà sugli animali, non deriva dalla speranza stessa, ma dall'indignazione, dalla rabbia, da un senso di ingiustizia. Dopotutto, sono stato coinvolto per la prima volta in questioni di protezione animale non mosso dalla speranza che le cose avrebbero funzionato bene, ma dalla rabbia. Rabbia per come gli esseri umani trattavano gli animali nell'industria della carne a basso costo, negli allevamenti, nei trasporti a lunga distanza, nei macelli. Ricordo le notti insonni trascorse pensando alla difficile situazione degli animali. Ricordo quella sensazione di bruciore che proveniva dall'intensa sensazione che le cose fossero sbagliate. Molto sbagliate. E volevo rimetterle a posto. Essere parte del processo che porta a costruire un modo migliore. A porre fine alla crudeltà. A cambiare le cose.

La speranza, per me, è venuta dal trovare modi per essere coinvolto. Di far sentire la mia voce. Sono entrato a far parte di un gruppo locale per la protezione degli animali, poi sono stato coinvolto da organizzazioni a livello nazionale come Compassion in World Farming e ho iniziato a leggere sull'argomento. Ho visto i libri come armi; mi sarei armato di fatti e avrei intrapreso la mia lotta per il cambiamento. Non con i pugni, ma con la mia mente. Con il mio cuore, la mia anima, la mia passione per l'argomento e qualsiasi argomento persuasivo fossi riuscito a reperire. Non si trattava solo di questioni che riguardavano gli animali; in quegli anni formativi della mia adolescenza, ero anche attivo su questioni come il disarmo nucleare, l'inquinamento e lo sciopero dei minatori.

Non volevo storie rilassanti che sostenessero che le cose non erano così brutte come temevo. Che non dovevo preoccuparmi. Che sarebbe andato tutto bene. Non volevo essere trattato con condiscendenza.

Realismo

Volevo realismo. Onestà. Senza peli sulla lingua. Ma soprattutto volevo trovare un modo per contribuire a cambiare le cose. Perché la speranza, per me, è nata vedendo che non ero l'unico a sentirmi così. Che non ero una voce solitaria nel deserto. Non ero il solo a voler affrontare questi problemi, piuttosto che nasconderli sotto il tappeto.

Volevo unirmi a un movimento. Essere parte di qualcosa. Forse è questo che ha galvanizzato il mio atteggiamento professionale sull'importanza di costruire un movimento. Consentire alle persone di essere coinvolte. Dirigere la loro rabbia, le loro paure, il loro senso di indignazione, in un modo del tutto costruttivo. Verso gli artefici del cambiamento a livello politico, aziendale e comunitario. In modi che creano un vero cambiamento.

Per me, la speranza viene dal cambiamento o dalla prospettiva del cambiamento. Inizia con la fiducia; nel credere che qualcosa deve cambiare e cambierà. Nell’attivismo. Nel credere che se gli altri non agiscono per cambiare le cose, lo faremo noi. Nel non prendere mai un "no" come risposta.

Greta Thunberg TED
Greta Thunberg al TED per Stoccolma

Greta Thunberg, la giovanissima attivista per il clima, ha detto nel suo discorso TED con quasi tre milioni di visualizzazioni: “E sì, abbiamo bisogno di speranza, ovviamente. Ma l'unica cosa di cui abbiamo bisogno più della speranza è l'azione. Una volta che iniziamo ad agire, la speranza è ovunque. Quindi, invece di cercare speranza, cerca azione. Allora, e solo allora, troverai speranza.”

Ribellione

In un mondo in cui abbiamo solo pochi anni per risolvere la questione del cambiamento climatico, in cui interi settori del nostro cibo sono minacciati dal declino degli insetti impollinatori, in cui le riserve di pesce selvatico potrebbero esaurirsi nell’arco di una generazione e in cui i nostri terreni potranno continuare a produrre solo per pochi decenni di fertilità, la speranza in nome della speranza non è abbastanza.

Come direbbero gli attivisti di Extinction Rebellion, questa non è un’esercitazione.

Una speranza duratura può venire solo attraverso il cambiamento e la sensazione che le cose cambieranno e lo faranno abbastanza rapidamente. E questo tipo di cambiamento arriva solo attraverso l'azione. Un tipo di cambiamento guidato da una leadership determinata o da leader spinti da persone determinate a far sì che il cambiamento avvenga. E nel fare pressione tutti insieme come movimento, arriva la spinta propulsiva per il cambiamento. Che, a sua volta, crea una vera ragione di speranza. E un crescente senso di ottimismo.

La speranza senza prospettiva di azione reale per il cambiamento è, beh, solo falsa speranza. E qualcosa che dovrebbe farci molto arrabbiare.

A mio avviso, la speranza più significativa viene dalle persone che sono in grado di agire per cambiare loro stesse lo stato delle cose.

Tutti possiamo agire per cambiare le cose tre volte al giorno; il cibo è così importante per il benessere delle nostre famiglie e per l'ambiente; il cibo che scegliamo ha una grande importanza. Scegliere di mangiare più vegetali, meno carne, latte e uova e scegliere quelli di migliore qualità, il che significa anche e soprattutto scegliere solo prodotti da animali allevati con alto livello di benessere animale, come nell’allevamento all’aperto o grass fed: questo cambia le cose. Può aiutare ad aprire la strada per una dieta più sana, ridurre la dannosa domanda di prodotti fabbricati in modo crudele e inviare un segnale, forte e chiaro, all'industria e alla politica alimentare.

Il rogo dell'Amazzonia è un problema globale, alimentato dalla crescente domanda di carne e latticini. Il Regno Unito e l'Europa da soli importano 35 milioni di tonnellate di soia ogni anno, in gran parte per l'alimentazione degli animali da allevamento. Come ha detto, stando ai giornali, il presidente della Francia Emmanuel Macron alcuni giorni fa: "Siamo parzialmente complici".

President Emmanuel Macron
Il Presidente della Francia Emmanuel Macron. Copyright: POOL New/Reuters

Comprendere che il nostro cibo ha un ruolo fondamentale da svolgere in questioni così importanti ci dà un modo per creare la nostra speranza. Impegnandoci personalmente a cambiare la nostra dieta, siamo portatori di una speranza radicata nel realismo, di un senso tangibile di progresso verso un modo migliore. Può sembrare una piccola cosa. Ma molte persone che fanno ciò che possono costituiscono la strada per un grande cambiamento.

Ogni giorno che passa, sembrano accumularsi possibilità sfavorevoli contro l'umanità e il mondo vivente.

Fintanto che siamo in tempo, la domanda deve sicuramente essere questa: possiamo intraprendere un’azione che sia sufficientemente rapida e di ampia portata? Possiamo motivare abbastanza persone ad agire con la loro rabbia, la loro indignazione, il loro senso di ingiustizia o paura, sia questo mosso dalla preoccupazione per gli animali negli allevamenti, la fauna selvatica o il futuro dei loro figli? A fare qualcosa, per quanto grande o piccola sia l’azione in sé, per fare la differenza? Possiamo convincere i leader ad agire o costringerli a fare qualcosa comunque?

Speriamolo.

PS: Spero ti unirai alla lotta di CIWF per creare un mondo senza allevamenti intensivi; con un consumo di carne e latticini molto ridotto e solo da animali allevati in sistemi più sostenibili, come l’allevamento all’aperto. Una delle cose più importanti che possiamo fare è contribuire a ridurre il consumo di carne. È, allo stesso tempo, un'azione, una soluzione, un imperativo globale per l'umanità. Se non lo hai già fatto, puoi assumerti l’impegno personale a mangiare più prodotti vegetali e meno carne, latte e uova, scegliendo solo quelli da allevamenti non intensivi.