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Allevatore americano apre le porte a CIWF USA

News Section Icon Pubblicato 23/12/2014

Craig Watts, un allevatore di polli da carne a contratto, che produce per il gigante americano del pollame Perdue, ha deciso di aprire le porte del proprio allevamento a Compassion USA, per mostrare come vengono allevati realmente i polli e spiegare perché è obbligato a tenerli in tali terribili condizioni. 


Perché l’ha fatto?

Craig ha detto: “Le cose non stanno come vengono pubblicizzate. Il sistema ha molte lacune. Il consumatore viene ingannato. E l’allevatore pure."

La verità che emerge dalle dichiarazioni di Craig è scioccante: carne etichettata come “naturale” o “senza antibiotici” porta i consumatori a pensare che i polli siano allevati all’aria aperta.

Invece questi animali vivono ammassati a decine di migliaia in ambienti bui, senza mai vedere la luce del sole, in una lettiera sudicia, ricoperta di feci, che spesso non viene cambiata per anni. Gli animali vengono selezionati per crescere talmente in fretta che spesso non riescono nemmeno a reggersi sulle zampe.  Le numerose morti sono considerate “perdite accettabili”.

Sembra impossibile, quindi, che i polli provenienti dall’allevamento di Craig vengano certificati ed etichettati come “allevati umanamente” dal USDA, il ministero dell’agricoltura statunitense. Cosa che invece avviene.

Craig rivela anche che lui vorrebbe aprire le porte dell’allevamento e lasciare razzolare i polli all’aperto, ma gli viene impedito dal contratto con Perdue. Non ha nessun controllo sulla genetica o sulla salute dei polli che gli vengono consegnati. Non decide quanti animali possono essere allevati nel suo capannone e non è autorizzato ad aggiungere arricchimenti ambientali che potrebbero migliorare la vita dei polli.

Il video, che è stato visualizzato da più di 1 milione di persone in pochi giorni, ha avuto una grande eco nei media americani ed è stato ripreso dal New York Times, dal Washington Post e da altri grandi giornali. Craig è un pioniere che ha aperto il suo allevamento per mostrare ai consumatori statunitensi come viene prodotto il pollo che mangiano.

Ci mostra come stanno veramente le cose in quel paese e sottolinea la necessità di un cambio radicale che comprenda migliori condizioni di allevamento, più rispettose del benessere animale, oltre a un’etichettatura trasparente secondo il metodo di produzione, non ingannevole nei confronti dei consumatori.

Questo gli USA. E in Italia?

Circa 500 milioni di polli sono allevati ogni anno in Italia, più dell’80% in allevamenti intensivi per soddisfare una domanda di carne di pollo a prezzo sempre più basso: sebbene non altrettanto estreme come quelle americane, nella maggior parte dei casi anche le condizioni di vita dei polli italiani comprendono densità alte, edifici bui e privi di ogni stimolo, tasso di crescita rapido e problemi di salute.
Perché le “genetiche” dei polli, ovvero le razze utilizzate, sono uguali ovunque: questi animali, selezionati per avere un ritmo di crescita elevatissimo, raggiungono il loro peso di abbattimento in 38-40 giorni (cioè a un’età di meno di 6 settimane).
Due volte più velocemente di 30 anni fa.

Purtroppo, invece di evolversi positivamente, il mercato italiano ha di recente compiuto scelte negative per il benessere dei polli: di fronte alle importazioni a basso prezzo, i produttori italiani hanno elevato le densità di allevamento, fruendo delle deroghe previste dalla legge, che consente di allevare animali fino a 39 o addirittura 42 chili al metro quadro-(che corrispondono a circa 18/20 polli a metro quadro).

Scopri di più sull'allevamento intensivo

In questa situazione desolante, in Italia, a parte il biologico, le uniche alternative più rispettose del benessere dei polli reperibili sul grande mercato sono rappresentate dalle cosiddette etichettature volontarie, ovvero dai prodotti che per scelta del produttore in etichetta riportano il sistema di produzione. Nella fattispecie vi sono due tipologie di prodotti più rispettosi: quelli che in etichetta riportano 'polli allevati con maggior spazio rispetto ai termini di legge, uso di arricchimenti ambientali e luce naturale' e, soprattutto, polli 'da allevamento all'aperto'. In mancanza di queste diciture si deve purtroppo presumere che gli animali siano stati allevati nelle condizioni disastrose di cui si parlava prima.

Approfondisci i sistemi di allevamento più rispettosi dei polli

Le nostre campagne

Compassion in World Farming ha realizzato la campagna “39Days4Rosa”, per sensibilizzare i cittadini sulle condizioni disumane dei sistemi intensivi di pollame e chiedere l’introduzione dell’etichettatura obbligatoria indicante il metodo di allevamento su tutto il pollame europeo.

Tre volontarie hanno visitato diversi Paesi in un tour europeo di 39 giorni – quanto la durata media della vita di un pollo da carne in un allevamento intensivo. Una vita brevissima, quella vissuta dai polli, e per lo più in condizioni terribili. 

39Days4Rosa il tour per un’etichettatura onesta

Cosa puoi fare tu

  • Informati sulle modalità di allevamento alternativo dei polli da carne
  • Firma la nostra petizione, “Ora tocca ai polli” per chiedere l’etichettatura obbligatoria secondo il metodo di allevamento
  • Acquista in modo responsabile: seleziona i polli prodotti etichettati da allevamenti all’aperto, o biologici