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Il vero mostro è l'allevamento intensivo

News Section Icon Pubblicato 21/11/2022

In queste ultime settimane nel nostro Paese si è molto parlato – e soprattutto sparlato – di carne coltivata, anche detta “in vitro” o “sintetica”. Quest’ultima definizione è quella che è emersa più spesso sulla carta stampata, e soprattutto nelle parole di chi, come Coldiretti, vuole impedirne la produzione e la distribuzione in Italia.

Cos’è la carne coltivata?

La carne coltivata è vera carne ottenuta senza la macellazione di animali. Deriva da cellule prelevate dagli animali – il che può essere fatto senza causar loro dolore – e è prodotta separatamente da loro in un ambiente sterile, riducendo il rischio di malattie infettive.

Sul tema la nostra associazione è intervenuta lo scorso aprile con la partecipazione del nostro direttore globale, Philip J. Lymbery, al simposio The Evolution of Food: Towards Animal Free and Sustainable Technology – il primo nel suo genere in Europa.

ricercatore tiene in mano un campione di carne in vitro

Cos’è successo?

Coldiretti ha lanciato una petizione per chiedere il divieto di produzione, uso e commercializzazione di carne e altri prodotti “in vitro” (anche detti “coltivati”). Il comunicato stampa diffuso per questo lancio, con l’infografica allegata, ha lasciato esterrefatti noi e altre associazioni di protezione animale – non solo per i toni, ma in particolar modo per i contenuti fuorvianti.

Secondo Coldiretti, la carne in vitro sarebbe più inquinante ed energivora degli allevamenti “naturali”, oltre che dannosa per la salute umana. Nell’infografica, poi, Coldiretti affianca immagini idilliache di allevamenti e produzione agricola. Per questo, con le altre associazioni abbiamo deciso di rispondere con una nota congiunta.

La risposta delle associazioni

Con le associazioni, abbiamo sottolineato come l’accusa rivolta alla produzione in vitro non tenga conto dell’impatto che l’allevamento intensivo ha sulla natura, le persone e gli animali.

terreno inquinato per via dell'allevamento intensivo

Coldiretti sostiene che la produzione in vitro inquina e consuma di più – la domanda con cui abbiamo replicato è: in rapporto a cosa? E se si intende l’allevamento intensivo, si è tenuto conto del suo impatto su ambiente e persone, a partire dalle emissioni fino alla deforestazione e al riversamento di liquami nei terreni e nelle acque?

Riprendiamo di seguito dalla nota stampa di commento all'iniziativa di Coldiretti:

Quali sarebbero i rischi per la salute umana? Perché per noi sono molto più evidenti quelli relativi all’allevamento intensivo, in cui vi è un uso sistematico di farmaci, fattore che spiana la strada ai superbatteri e all’antibiotico-resistenza. Rischio che per la carne in vitro non sussiste. 

Parlare poi di limitazioni alla libertà personale e di multinazionali è fuorviante e ironico, dal momento che il grande “padrone” della filiera zootecnica italiana e globale è l’allevamento industriale, spesso organizzato in grandi gruppi, un modello rispetto al quale la carne coltivata potrebbe rappresentare un’alternativa per tutti coloro che non si vogliono nutrire della sofferenza di altre creature senzienti e non vogliono arrecare danni all’ambiente

Le foto utilizzate da questa campagna, con animali e persone felici in un paesaggio idilliaco è una vera e propria menzogna. Da tempo immemorabile l’industria zootecnica ha abbandonato la natura: basta vedere i campi della Pianura padana, trasformati in distese di monocolture per nutrire gli animali chiusi in capannoni sovraffollati. È questa la tradizione di cui parla Coldiretti? Oppure è la tradizione in cui i polli vengono selezionati geneticamente per crescere a ritmi tutto tranne che “naturali”, ed essere macellati quando sono pulcini in un corpo troppo cresciuto? Quelli sì che sono “Frankenpolli”, altro che “cibo Frankenstein” riferito alla carne coltivata.

pollo broiler in allevamento intensivo, che non riesce a tenersi sulle zampe
Globe

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