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Nuovo report: Gli impatti del sistema alimentare sulla perdita di biodiversità

News Section Icon Pubblicato 05/02/2021

Mercoledì 3 febbraio abbiamo presentato in anteprima durante un webinar organizzato in partnership con il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) e Chatham House, il nuovo report di Chatham House dal titolo “Gli impatti del sistema alimentare sulla perdita di biodiversità”.

Questo documento esplora il ruolo del sistema alimentare globale come principale motore dell'accelerazione della perdita di biodiversità. Spiega come la produzione alimentare stia degradando o distruggendo gli habitat naturali e contribuendo all'estinzione delle specie. Il documento delinea inoltre le sfide e i compromessi coinvolti nella riprogettazione dei sistemi alimentari per ripristinare la biodiversità e/o prevenire ulteriori perdite di biodiversità, presentando raccomandazioni sulle azioni da intraprendere.

L’evento ha visto la partecipazione di ospiti di eccezione, tra cui Susan Gardner, Direttrice della Divisione Ecosistemidell'UNEP; Il Prof. Tim Benton, Direttore della ricerca - Rischi emergenti, Chatham House; il nostro CEO globale, Philip Lymbery; e Jane Goodall, PhD, DBE, Fondatrice del Jane Goodall Institute e Messaggera di pace delle Nazioni Unite.

Tre leve fondamentali

Questo report propone tre azioni interdipendenti che possono combattere le minacce incombenti sulla perdita di biodiversità e sul cambiamento climatico:

  • Primo, i modelli alimentari globali devono spostarsi verso diete contenenti più vegetali, soprattutto a causa dell’impatto sproporzionato dell’allevamento di animali sulla biodiversità, sul consumo di suolo e sull’ambiente. Questo cambiamento, insieme con la riduzione dello spreco di cibo a livello globale, ridurrebbe la domanda e la pressione sull’ambiente e sul suolo;
  • Secondo, più aree naturali devono essere isolate e protette. Si ottengono vantaggi più grandi in termini di biodiversità quando preserviamo e ripristiniamo interi ecosistemi. Perciò, abbiamo bisogno di evitare di convertire più terra per usi agricoli. I cambiamenti nei modelli alimentari sono essenziali per preservare gli ecosistemi originari e ripristinare quelli che sono stati distrutti o degradati;
  • Terzo, abbiamo bisogno di pratiche agricole più rispettose della natura e a sostegno della biodiversità, limitando l’uso di additivi e sostituendo le monocolture con pratiche agricole basate sulle policolture. Il cambiamento delle diete è necessario per avere la possibilità che il terreno torni alla natura, e per consentire l’adozione diffusa di un’agricoltura più rispettosa della natura senza aumentare la pressione per convertire aree naturali in aree agricole.

Un nuovo rapporto con il mondo naturale

Susan Gardner, Direttrice della divisione ecosistemi dell’UNEP ha aperto l'evento sottolineando la necessità di rivalutare il nostro attuale sistema alimentare, che è oggi "volto a produrre più cibo, rapidamente e a buon mercato, senza tenere conto dei costi nascosti sulla biodiversità(…)".

Gardner ha anche parlato del potenziale di cambiamento a livello personale:

Possiamo votare con le nostre forchette. Possiamo avere il potere di decidere che tipo di sistema alimentare vogliamo sostenere.  

Il professor Tim Benton, direttore della ricerca a Chatham House, ha convenuto che un cambiamento di prospettiva è vitale per affrontare questa crisi:

Dobbiamo uscire da questa mentalità secondo la quale dobbiamo produrre più cibo. Si tratta di produrre il giusto tipo di cibo - di togliere la pressione dal bisogno di produrre più cibo in modo intensivo.  

Philip Lymbery, che ha parlato successivamente, ha sottolineato l'importanza di ridurre la nostra dipendenza dagli allevamenti intensivi e ha descritto in dettaglio i devastanti impatti ambientali dell'agricoltura animale intensiva.

"Le nostre diete sono diventate squilibrate, troppo dipendenti da carne e latticini, mettendo gli ecosistemi sotto una pressione sempre maggiore", ha detto. "In quest'epoca di emergenza pandemica, climatica e di biodiversità, c'è un bisogno urgente di porre fine all'allevamento intensivo e di ridurre il consumo di carne e latticini".  

Oltre a spiegare come una riduzione del consumo di prodotti animali limiterà la perdita di biodiversità e il degrado ambientale cui si assiste in tutto il mondo, Philip ha anche evidenziato i benefici dei metodi di agricoltura rigenerativa. Ha concluso il suo discorso invocando un movimento di massa per porre fine agli allevamenti intensivi:

...dobbiamo cogliere l'opportunità del vertice delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari di quest'anno per muoverci verso un accordo globale per porre fine agli allevamenti intensivi. Per resettare il nostro sistema alimentare. Andare verso metodi rigenerativi e restaurativi di produzione del cibo. Coltivare con la natura, non contro di lei. Per il bene di tutti noi.  

L'ultima relatrice a intervenire è stata Dr. Jane Goodall, PhD, DBE, Fondatrice del Jane Goodall Institute e Messaggera di Pace delle Nazioni Unite, che ha sottolineato i veri impatti della perdita di biodiversità e ha fatto un appello affinché la gente cominci a pensare sia a livello locale che globale:

Le persone devono capire che non possiamo dissociarci dal mondo naturale. Siamo parte di esso e dipendiamo da esso, per l'aria pulita e l'acqua e tutto il resto. Quindi, dobbiamo sviluppare una nuova relazione con il mondo naturale.

Ha sottolineato che "è molto chiaro che stiamo affrontando una crisi totale. Stiamo raggiungendo un punto di non ritorno se non agiamo oggi". 

Per leggere il report “Gli impatti del sistema alimentare sulla perdita di biodiversità” cliccare qui.

 

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