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Benessere animale in etichetta: segnali positivi ma anche grossi rischi dalla UE

News Section Icon Pubblicato 04/02/2020

È di poco meno di una settimana fa la notizia della proposta presentata in Consiglio Agricoltura dell’UE di un sistema europeo di certificazione che classifichi i prodotti di origine animale in termine di benessere degli animali allevati.
Il ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova si è espressa in maniera positiva, dichiarando che il benessere animale gioca un ruolo di primo piano nel miglioramento della sostenibilità delle produzioni zootecniche e rappresenta un obiettivo da raggiungere in termini di Politica Agricola Comune, ovvero l’insieme delle regole e dei meccanismi con cui l'Unione europea, fin dalla sua nascita, ha regolamentato il comparto agricolo e che include anche i finanziamenti destinati alla produzione agricola.

La risposta di CIWF Italia: sì all’etichettatura, ma con maggiore chiarezza e criteri ambiziosi

CIWF Italia, insieme a Enpa, Greenpeace e Legambiente, ha rilasciato un comunicato stampa che accoglie favorevolmente la proposta di etichettatura in tutta la Ue, ma chiede al ministro Bellanova di sostenere la necessità di indicare i diversi metodi di allevamento e introdurre criteri ambiziosi per l’etichettatura degli allevamenti al coperto indicando anche sempre se è previsto l’uso delle gabbie.
Una necessità che CIWF Italia ha evidenziato soprattutto alla luce del progetto di certificazione che sta venendo al momento messo a punto in Italia, partendo dai suini, che presenta lacune importanti.

Come certificare il benessere animale: un sistema più rispettoso di animali e consumatori

Al momento, nel progetto italiano, lo spazio a disposizione di ogni suino che consentirebbe di accedere alla certificazione di benessere animale è di 0,1 mq in più rispetto al limite di legge. Parliamo quindi di un totale 1,1 mq a disposizione di ogni suino che nel nostro paese può raggiungere e superare i 170 kg di peso! Inoltre, secondo il progetto, prodotti derivati da suini nati da scrofe allevate in gabbia, impossibilitate a muoversi o girarsi su se stesse, verrebbero classificati come un livello superiore di benessere animale.

L’etichettatura dovrebbe rappresentare uno strumento capace di orientare i consumatori nel momento dell’acquisto, fornendo informazioni chiare e trasparenti sulle condizioni di vita degli animali allevati per garantire una vera e propria libertà di scelta e un consumo sempre più consapevole.

Il rischio che si corre, invece, è quello di ingannare il consumatore con diciture più simili a uno specchio per le allodole che a etichettature trasparenti, ben lontane da una classificazione in termini di reale benessere animale, che porterebbe invece alla valorizzazione di sistemi alternativi all’allevamento intensivo.