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Antibiotici e allevamenti: 6 cose da sapere

News Section Icon Pubblicato 21/11/2019

È in corso, dal 18 al 24 novembre, la Settimana mondiale degli antibiotici, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per sensibilizzare la popolazione sul corretto uso degli antibiotici e sui rischi connessi al fenomeno dell’antibiotico resistenza (AMR).

Per l’occasione, ecco 6 semplici punti che spiegano cos’è la resistenza agli antibiotici e in che modo l’abuso di antibiotici negli allevamenti intensivi contribuisce alla diffusione dell’antibiotico resistenza.

1. C'è un abuso di antibiotici negli allevamenti

Circa il 70% degli antibiotici venduti in Italia è destinato agli animali. Secondo l’ultimo report EMA – ESVAC, siamo secondi nella classifica dei paesi UE per quanto riguarda la vendita di antibiotici destinati agli animali negli allevamenti.

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Perché agli animali negli allevamenti vengono somministrati così tanti antibiotici? L’abuso di farmaci è riconducibile alle condizioni in cui sono allevati gli animali e quindi al metodo di allevamento. Negli allevamenti intensivi vengono usate enormi quantità di farmaci perché gli animali sono allevati in condizioni così estreme che la loro sopravvivenza nei capannoni sovraffollati e malsani è spesso garantita solo dagli antibiotici.

2. Abuso di antibiotici e antibiotico resistenza

L’abuso di antibiotici negli allevamenti contibuisce alla diffusione dell’antibiotico resistenza anche tra le persone.

La resistenza agli antibiotici, o antibiotico resistenza, consiste nella capacità di alcuni batteri di sopravvivere e moltiplicarsi pur in presenza di uno o più antibiotici e quindi di continuare a causare l'infezione. L’antibiotico resistenza rende più difficile riuscire a curare le malattie infettive.

L’antibiotico resistenza mette a grave rischio la salute umana.

3. Produzione di carne e batteri antibiotico resistenti

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Quando agli animali vengono somministrati troppi antibiotici, possono svilupparsi batteri antibiotico resistenti che possono rimanere sulla carne cruda e venire trasmessi agli esseri umani, tramite manipolazione della carne cruda (per esempio nelle operazioni di lavaggio e preparazione) o consumo di carne poco cotta.

La diffusione avviene anche tramite gli impianti di ventilazione degli allevamenti, i loro sistemi di gestione rifiuti, i trasporti o i lavoratori degli allevamenti stessi.

È molto diffuso il fraintendimento per cui l’antibiotico resistenza si sviluppa ingerendo eventuali residui di antibiotici contenuti nei prodotti di origine animale. Non è così. Come abbiamo chiarito sopra, a essere trasmessi sono i batteri antibiotico resistenti e non residui di antibiotici. Nel nostro Paese tra l’altro, devono essere rispettati i tempi di sospensione grazie ai quali non si trovano, se non in bassissime percentuali, residui di antibiotici negli alimenti.

Il problema non è dunque la somministrazione di farmaci agli animali in sé, ma l’abuso di antibiotici, il loro uso profilattico, sistematico e preventivo, che si rende necessario quando gli animali sono allevati intensivamente e in condizioni in cui il loro benessere viene scarsamente se non per niente preso in considerazione. Affollamento e densità altissime, ambienti malsani, genetiche a rapido accrescimento… sono tutti aspetti che contraddistinguono gli allevamenti intensivi, in cui gli animali si ammalano con estrema facilità perché trattati meramente come unità di produzione.

Gli antibiotici sono così diventati uno strumento utilizzato dall’industria della carne per mantenere in vita animali che, una volta portati al di sopra dei loro limiti fisiologici, si ammalano con estrema facilità.

L’abuso di antibiotici ha quindi come conseguenza lo svilupparsi di batteri antibiotico resistenti, con i gravi rischi di cui parlavamo per la salute umana.

4. Di antibiotico resistenza si muore

Con oltre 10mila decessi ogni anno, su 33mila circa in Europa, l'Italia ha il triste primato delle morti da resistenza agli antibiotici nella UE. L’abuso di antibiotici negli allevamenti sta contribuendo a creare un’era post-antibiotica che potrebbe provocare più decessi del cancro entro il 2050.

Come ha recentemente dichiarato il prof. Marco Tinelli, presidente del Congresso AMIT (AMIT- Argomenti di Malattie Infettive e Tropicali), in un’intervista rilasciata all’ANSA, “qualunque tipo di infezione, dalle più banali come semplici infezioni cutanee o urinarie, a infezioni gravi, quali polmoniti e sepsi può essere causata da batteri antibiotico-resistenti”.

5. Maggior benessere animale vs antibiotico resistenza

Il miglior modo per ridurre l’utilizzo di antibiotici negli allevamenti è allevare gli animali in modo non intensivo, in modo più rispettoso del loro benessere e, di conseguenza, della salute delle persone.

Le nostre richieste, negli anni, si sono articolate in 3 obiettivi principali:

  1. Il divieto dell’uso profilattico degli antibiotici negli allevamenti
  2. Un sistema per monitorare l’uso degli antibiotici
  3. La riduzione significativa delle quantità di antibiotici utilizzati

Oggi possiamo dire che alcuni passi avanti sono stati fatti! Il Parlamento europeo si è espresso contro l’uso di antibiotici di massa e su gruppi di animali. I singoli animali ammalati verranno curati, ma si eviteranno i trattamenti profilattici di massa o di gruppo attraverso il mangime o l’acqua.

Relativamente al punto 2 delle nostre richieste, a metà aprile di quest’anno è scattato l'obbligo della ricetta elettronica veterinaria per i farmaci per gli animali, che potrebbe rivelarsi uno strumento per monitorare e diminuire l’uso di antibiotici negli allevamenti.

A oggi non sono ancora pubblici e disponibili i dati sul consumo di antibiotici e per questo continueremo a vigilare e a chiedere alle Regioni e al Ministero della Salute di pubblicarli il prima possibile.

6. La comunicazione sui prodotti “senza antibiotici” è fuorviante

Parte dell’industria e della grande distribuzione, sfruttando il bisogno di rassicurazione dei consumatori, promuove prodotti di origine animale etichettati “senza uso di antibiotici”.

Ma davvero questi prodotti garantiscono maggiore qualità, maggiore benessere per gli animali e maggiore tutela della salute di tutti? La risposta è NO. Abbiamo chiarito punto per punto in un video i fraintendimenti intorno all’etichetta ‘senza antibiotici’, combattendo la disinformazione al riguardo.

Cosa possiamo fare

Solo dei seri miglioramenti di benessere degli animali consentirebbero di ridurre per davvero l’uso di farmaci, e quindi la minaccia dell’antibiotico resistenza.

È necessaria una inversione di rotta da parte della zootecnia, che ci auguriamo venga intrapresa il prima possibile. Per garantire maggiore benessere agli animali negli allevamenti e per tutelare la salute pubblica.