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Il sovraconsumo di carne alimenta il fuoco che sta bruciando l'Amazzonia

News Section Icon Pubblicato 06/09/2019

“In una forma odiosa di moderno colonialismo, la terra nei paesi in via di sviluppo viene straziata dai paesi più ricchi per garantire la fornitura di carne economica, che può esserci solo se ci sono abbastanza soia e cereali per ingrassare gli animali, non importa da quanto lontani arrivi”.

Così si legge in un capitolo di Farmageddon, il best seller scritto dal Direttore generale di Compassion in World Farming Philip Lymbery insieme con la giornalista Isabel Oakeshott. Il libro, pubblicato nel 2014 (in Italia nel 2015), metteva in luce quanto è oggi sotto gli occhi di tutti: gli incendi che stanno devastando l’Amazzonia in questi giorni, e il fenomeno della deforestazione in generale, sono direttamente collegati al sovraconsumo di carne.

Sempre in Farmageddon, il lettore è invitato a riflettere a partire da alcuni dati: un terzo del raccolto mondiale di cereali finisce negli allevamenti, ben il 70% nei paesi ricchi; il 90% della soia commestibile prodotta al mondo è destinata agli animali; ogni anno, un’area di foresta equivalente a metà del Regno Unito viene disboscata, in gran parte a favore degli allevamenti intensivi.

In Amazzonia si sta assistendo a un disastro ambientale di proporzioni enormi: il fuoco viene utilizzato per ottenere terre da coltivare, che vengono così sottratte alla foresta amazzonica. Gli incendi non sono un evento recente. Come riporta il Guardian, negli ultimi 40 anni, la foresta amazzonica si è ridotta del 20% a favore delle monocolture.

La deforestazione è un problema globale dietro cui si nasconde la crescente domanda di carne e latticini. I paesi occidentali sono direttamente implicati e complici della distruzione inesorabile e continua delle foreste pluviali tropicali nel mondo. Basti pensare che il Regno Unito e l'Europa da soli importano 35 milioni di tonnellate di soia ogni anno, in gran parte per l'alimentazione degli animali nei loro allevamenti intensivi.

Davanti al fuoco che avanza nella foresta amazzonica, a una devastazione che riguarda 3 milioni di specie di animali selvatici e 1 milione di indigeni, è facile sentirsi impotenti, spettatori inermi di una tragedia più grande di noi. Ma non è così.

Come consumatori abbiamo un’arma potente per difendere gli animali, gli ecosistemi, i diritti delle comunità locali: le nostre scelte di consumo quotidiane.

Riducendo il consumo di carne e prodotti di origine animale di almeno il 50%, e sostituendoli con prodotti vegetali, promuoveremo un sistema alimentare più giusto e rispettoso di tutti: animali, persone e ambiente. E, non dimentichiamolo, toglieremo anche combustibile agli incendi in Amazzonia.