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Benessere delle vacche da latte: quando la certificazione non basta

Come per la maggior parte dei prodotti di origine animale che arrivano sulle nostre tavole, anche per i formaggi e il latte non esiste un’etichettatura secondo il metodo di allevamento. Inoltre vi è per le vacche da latte un vuoto normativo perché non esiste una legislazione specifica a tutela del benessere di questi animali.

In questa situazione, può accadere (e purtroppo accade) che le aziende utilizzino claim e abbelliscano le confezioni con immagini che, il più delle volte, non hanno nulla a che fare con il benessere degli animali e con sistemi di allevamento rispettosi. Per il consumatore questo si traduce in una molteplicità di messaggi fuorvianti con la conseguente difficoltà a fare scelte che premino le aziende virtuose e il benessere animale. Come orientarsi allora nel selvaggio mondo delle etichette e confezioni che presentano i nostri formaggi e il latte? E soprattutto quali diciture sono realmente indicative di uno stato di benessere per le vacche?

Una prima risposta dalle istituzioni è arrivata dal CReNBA – Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale – che sta sviluppando alcuni protocolli con l’obiettivo di valutare lo stato di benessere animale degli allevamenti. Al momento sono già disponibili e utilizzati i protocolli per bovini da carne e da latte e, grazie a un disciplinare di etichettatura volontario approvato dal MIPAAF, le aziende che scelgono di applicare questi protocolli hanno la possibilità di comunicare al consumatore il benessere animale in allevamento. Sia per i prodotti lattiero-caseari sia sulle confezioni di carne bovina, chi aderisce a questo disciplinare può avvalersi del claim “Benessere animale in allevamento" e lo può inserire direttamente sulle confezioni.

Cerchiamo di capire meglio come funziona e cosa attesta il disciplinare sviluppato dal CReNBA, dal punto di vista del benessere animale e nello specifico delle vacche da latte. Il disciplinare CReNBA fa una valutazione in base a una check list fatta di indicatori specifici e rappresenta uno strumento per valutare lo stato della stalla. Prende in considerazione diversi fattori tra cui management aziendale e del personale, strutture e attrezzature, biosicurezza e indicatori di benessere basati sugli animali stessi (numero di trattamenti per mastiti, pulizia degli animali, fuga dall’uomo, ecc.). Una volta compilata questa check list e inseriti i dati in una piattaforma, il sistema restituisce una sorta di fotografia del livello medio di gestione dell’allevamento, benessere delle vacche e biosicurezza.

Ma tra tracciare lo stato della stalla e parlare di benessere animale c’è molta differenza. Per questo sosteniamo che ottenere la certificazione che rilascia il CReNBA non vuol dire necessariamente che le vacche siano in condizioni di completo benessere (cosa che è comunque possibile solo se alla valutazione del benessere fisico e mentale si aggiunge anche la possibilità di accesso al pascolo ), ma solo che nel complesso hanno raggiunto un certo standard e superato i requisiti minimi previsti dal protocollo.

Cosa intendiamo per benessere delle vacche da latte

Nel caso delle vacche da latte, i criteri che per noi rappresentano il livello di benessere completo sono: non tenere le vacche legate a posta fissa, fornire alle vacche la possibilità di accesso al pascolo durante la bella stagione e avere in atto un piano di monitoraggio e di miglioramento di indicatori di benessere basati sugli animali.

In una situazione in cui la maggior parte delle vacche allevate in Italia – circa 1,8 milioni – vengono usate solo come macchine per produrre latte, costrette a una vita completamente innaturale e private del requisito fondamentale per l’espressione dei loro comportamenti naturali , cioè la possibilità di pascolare, le aziende che utilizzano il sistema del CReNBA possono solamente dire di avere chiaro lo stato in cui vivono le loro vacche ma non possono di certo vantarsi di avere allevamenti rispettosi del benessere animale. L’attestazione del CReNBA è quindi molto utile per definire il punto di partenza ma non può essere utilizzata come certificato di rispetto del benessere animale.

Per questo, siamo favorevoli all’uso del protocollo CReNBA nella misura in cui sappiamo che i risultati forniti diventano la base per attuare dei miglioramenti immediati (se necessario) o per sviluppare piani di miglioramenti per gli anni a venire, che in ultimo puntino a garantire a tutte le vacche della mandria anche la possibilità di pascolare. In conclusione, il disciplinare del CReNBA è solo un buon punto di partenza ma il settore delle vacche da latte in Italia necessita di interventi ben più consistenti e radicali per garantire il benessere a questi animali. Noi di CIWF stiamo lavorando per questo.