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Niente più uova da galline in gabbia per Camst!

News Section Icon Pubblicato 08/09/2016

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Grazie alla collaborazione con il Settore Alimentare di CIWF, Camst dice basta all’uso di uova provenienti da galline allevate in gabbia, sia per le uova in guscio che per l’ovoprodotto contenuto nelle sue portate: entro il 2025 l’azienda si impegna a eliminare completamente l’utilizzo di questi prodotti su scala nazionale.

Si tratta della prima grande azienda italiana della ristorazione a impegnarsi a non utilizzare più uova da galline allevate in gabbia, né per le uova in guscio, né per l’ovoprodotto. Il confinamento in gabbia delle galline ovaiole è un sistema che pregiudica seriamente il benessere degli animali, limitando la loro possibilità di esprimere liberamente i propri comportamenti naturali. Già oggi Camst acquista ogni anno dai propri fornitori di uova, tutti operanti sul territorio nazionale, oltre 300.000 uova in guscio (pari al 25% sul totale di uova in guscio acquistate) e circa 200.000 kg di ovoprodotti (pari al 30% sul totale di ovoprodotto acquistato) provenienti da galline non allevate in gabbia (a terra, all’aperto e biologico).

L’impegno sottoscritto dall’azienda, prevede di incrementare progressivamente l’acquisto di uova e ovoprodotti provenienti da galline non allevate in gabbia, con l’obiettivo di eliminare completamente, su scala nazionale, le uova e gli ovoprodotti provenienti da galline allevate in gabbia entro il 2025.

La decisione di Camst si inserisce in un contesto internazionale di miglioramenti importanti per la vita delle galline ovaiole: sono in costante aumento le aziende internazionali che si stanno impegnando per abbandonare l’allevamento in gabbia. Un’ondata partita con l’annuncio di McDonald’s Nord America a settembre dell’anno scorso e che, da quel momento, coinvolge quasi ogni giorno una nuova azienda statunitense, europea o addirittura globale. Tra gli annunci più recenti spiccano nomi come quello di Walmart, dei principali supermercati inglesi come Tesco, Lidl e Asda, e di molti supermercati tedeschi, come Rewe, Real e Lidl, che, oltre alla scelta fatta qualche anno fa sulle uova in guscio, si sono ora impegnati a smettere di utilizzare anche ovoprodotti da galline in gabbia.

Negli Stati Uniti, in Canada e in molti altri paesi europei stiamo assistendo a un’epoca di grande cambiamento per il benessere delle galline, mentre in Italia più del 60% è ancora allevato in gabbia. Nel nostro paese, poche aziende alimentari hanno finora scelto di abbandonare uova o ovoprodotti da galline in gabbia ed è anche per questo che l’impegno di Camst è molto importante, perché ci auguriamo che altre aziende della ristorazione e della grande distribuzione seguano il loro esempio e che questo rappresenti l’inizio di un futuro senza gabbie per le galline italiane.