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Ogni giorno, i pesci allevati o pescati vengono trattati e macellati in maniera crudele. Lontano dagli occhi delle persone, i pesci soffrono negli allevamenti intensivi e dopo essere stati pescati.

Al momento dell’acquisto presso supermercati e ristoranti di prodotti ittici maggiormente tutelati, sono in molti ad affidarsi alle informazioni riportate dalle cinque maggiori etichette di certificazione disponibili.

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Attualmente alcuni schemi non includono il benessere dei pesci. Gli enti certificatori devono fare di più per tutelarli.

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Qual è il vero significato delle etichette del pesce?

L’indagine condotta da Compassion in merito agli standard di benessere applicati da queste certificazioni ha però evidenziato un grave problema: alcuni non salvaguardano i pesci da sofferenze atroci. Molti vivono in condizioni miserabili, stipati in gabbie e vasche sovraffollate. Altri devono sopportare morti dolorose e prolungate.

Tra le pratiche consentite da alcune delle iniziative citiamo:

  • fino a 14 giorni di digiuno;
  • sovraffollamento in vasche di dimensioni ridotte o gabbie marine;
  • macellazione con un processo estremamente lento e doloroso senza un adeguato stordimento
  • abbattimento delle foche selvatiche e ferimento di delfini.

Come gli altri animali, i pesci sono esseri complessi dotati di emozioni, che soffrono e provano dolore. Ciononostante, continuano a soffrire nel silenzio assordante dell’indifferenza. I pesci non possono far sentire la propria voce e per questo dobbiamo farci noi portavoce della loro sofferenza.

Queste certificazioni si concentrano sulla sostenibilità dello stock ittico e dell’ambiente, chiaramente cause importanti, ma potrebbero impegnarsi di più anche per la protezione del benessere dei pesci. Al momento, alcune non prendono questo aspetto minimamente in considerazione quando invece dovrebbero assolutamente fare di più per i pesci che certificano.

Compassion ha analizzato e confrontato gli standard applicati dalle varie certificazioni con otto criteri chiave, tra cui la privazione di cibo, l’abbattimento di fauna selvatica e la macellazione lunga e dolorosa inflitta ai pesci, in modo da evidenziare le aree dove è fondamentale apportare cambiamenti drastici. Nella seguente tabella riportiamo il livello di protezione e benessere garantito da ciascuna certificazione. Per ulteriori dettagli relativi alle certificazioni e ai criteri di benessere, consulta il testo riportato dopo la tabella.

La tabella mostra otto criteri di benessere.

 

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Scrivi subito ai responsabili di queste certificazioni chiedendo che vengano introdotti o migliorati i criteri relativi alle condizioni di vita di miliardi di pesci.

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Scopri di più su queste certificazioni

Gli standard per ciascun criterio variano a seconda degli schemi. Clicca sulle caselle per scoprire cosa consente effettivamente ogni schema.

Marine Stewardship Council

Marine Stewardship Council

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Marine Stewardship Council è il più grande certificatore di pescato del mondo. Al momento, certifica fino al 12% dei prodotti ittici pescati di tutto il mondo. MSC utilizza il proprio programma di certificazione per riconoscere e premiare le pratiche di pesca sostenibile, influenzando la scelta dei consumatori all’acquisto di prodotti ittici.

MSC ci ha comunicato che per il momento non è interessata a risolvere i gravi problemi riguardanti il benessere del pesce pescato in natura. Nessuna certificazione che voglia considerarsi responsabile dovrebbe apporre il proprio marchio su prodotti ittici derivanti da morti atroci e disumane. Perfino degli investimenti minimi in questo settore apporterebbero cambiamenti significativi alle vite di moltissimi pesci e MSC dovrebbe svolgere un ruolo di punta nell’adozione di misure simili.

Riduzione della sofferenza al momento della pesca?

No, la certificazione MSC non assicura che i metodi di pesca e di trasporto a bordo proteggano in alcun modo il benessere dei pesci. Non esistono restrizioni in merito al tipo di metodi di pesca utilizzati o alla durata del processo: per i pesci questo si traduce in alti livelli di sofferenza per periodi prolungati.

Macellazione rapida e indolore?

No, la certificazione MSC non richiede la macellazione dignitosa dei pesci che vengono poi certificati. La maggior parte del pescato muore per soffocamento, per le ferite riportate durante la cattura o per svisceramento mentre è ancora in vita.

Friends of the Sea

Friends of the Sea

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La certificazione di Friend of the Sea (FOS) si applica al pesce di allevamento e cerca di minimizzare l’impatto negativo di questa pratica sull’ambiente marino, fornendo gli strumenti necessari al settore per sviluppare soluzioni sostenibili e pensate per i pesci. L’organizzazione si occupa della certificazione dell’1% dei prodotti ittici di allevamento di tutto il mondo, ovvero centinaia di milioni di pesci all’anno. FOS ha inoltre creato uno standard per le pescherie sostenibili (pesce pescato in natura) in risposta alle tecniche di pesca eccessiva e non sostenibile, che minacciano la salute dei nostri oceani e l’accesso alle risorse marine delle generazioni future.

Gli standard di FOS al momento non prendono in considerazione il benessere degli animali, ma l’organizzazione si è impegnata a migliorare i criteri applicati in modo da proteggere il benessere animale all’interno delle aziende certificate. Compassion continuerà a lavorare con FOS affinché i criteri della certificazione rilasciata diventino sempre più stringenti e vincolanti per tutte le aziende certificate, in modo da assicurare un livello di benessere ittico adeguato.

Spazio sufficiente affinché i pesci possano nuotare?

No, la certificazione FOS non assicura che i pesci abbiano spazio a sufficienza. L’organizzazione sta però lavorando per introdurre nei propri criteri un limite di pesci per metro quadrato valido per 25 specie. Compassion non è al momento a conoscenza dei dettagli e non è chiaro se questi limiti saranno vincolanti o adeguati a garantire un livello di benessere accettabile.

Miglioramenti nella riduzione dell’impiego di antibiotici?

Sì, FOS si è mossa per limitare l’utilizzo di antibiotici all’interno degli allevamenti certificati. FOS non consente agli allevamenti ittici di utilizzare un flusso constante di antibiotici come strumento di prevenzione di malattie. Questo consente di ridurre la probabilità che si sviluppi un’antibiotico-resistenza negli umani. Al momento, FOS vuole aggiungere ulteriori criteri in merito all’utilizzo di antibiotici nei propri standard, in particolare vietando l’uso di farmaci indicati come fondamentali dall’OMS.

Divieto per gli allevatori di nuocere alla fauna selvatica, come delfini e foche?

No, FOS permette agli allevatori di infliggere danno alla fauna selvatica per impedirgli di entrare negli allevamenti. FOS introdurrà nei propri standard un piano di controllo dei predatori che vieterà l’abbattimento di specie a rischio. Non verrà però garantita la protezione delle specie non a rischio, tra cui foche, la maggior parte dei delfini e balene.

Impiego minimo di tecniche di digiuno?

No, al momento FOS non indica un limite massimo specifico per la durata del digiuno inflitto ai pesci di allevamento. Di conseguenza, gli allevatori possono lasciare i pesci a digiuno per giorni, se non per settimane. Per i pesci, alla sofferenza per la fame si aggiunge la frustrazione di non poter procacciarsi alcun tipo di cibo, che molto spesso sfocia in comportamenti aggressivi.

FOS vuole introdurre un limite specifico e obbligatorio al periodo di digiuno, che sarà valido per 25 specie. Non è ancora chiaro se questo nuovo standard garantirà un benessere animale sufficiente.

I pesci possono esprimere i propri comportamenti naturali?

No, la certificazione FOS non richiede la presenza di un ambiente in cui i pesci possano esprimere i propri comportamenti naturali. L’ambiente sterile degli allevamenti limita l’espressione di questi comportamenti e questo ha ricadute negative sulla salute psicofisica dei pesci, afflitti da una noia soffocante e invalidante.

L’organizzazione potrebbe introdurre nuovi requisiti in merito da applicare a 25 specie, ma non è ancora chiaro se questi saranno obbligatori o meno. Questi nuovi criteri devono essere obbligatori per assicurare che gli allevamenti certificati li rispettino; solo in questo modo sarà possibile migliorare la vita di milioni di pesci.

Impegni presi per ridurre l'uso dei pesci selvatici come mangimi?

Sono presenti delle raccomandazioni per limitare l’uso eccessivo di questo tipo di mangime, come l’utilizzo di scarti della produzione del settore ittico, ma è necessario fare ulteriori passi in avanti per ridurre la domanda di pesce pescato in natura per mangimi destinati ai pesci d'allevamento. 
Inoltre chiedono che il pesce pescato in natura presente nel mangime provenga necessariamente da pescherie certificate.

I nuovi standard di FOS prevederanno che il pesce pescato in natura provenga da fonti più sostenibili, trasparenti e tracciabili. Ciononostante, non sarà presente alcuna misura volta alla riduzione della quantità di pesce pescato in natura nel mangime somministrato.

Macellazione rapida e indolore?

No, al momento la certificazione FOS non richiede la macellazione dignitosa dei pesci di allevamento, che verrà però menzionata nella versione aggiornata dello standard. Non è ancora certo se questa sarà obbligatoria o meno. Potendo scegliere, molti allevatori non investiranno nelle attrezzature e negli strumenti necessari alla macellazione dignitosa, continuando così a sottoporre un vasto numero di pesci a una morte lenta e dolorosa.

Riduzione della sofferenza al momento della pesca?

No, la certificazione di FOS non assicura che i metodi di pesca e di trasporto a bordo proteggano in alcun modo il benessere dei pesci. Non esistono restrizioni in merito al tipo di metodi di pesca utilizzati o alla durata del processo: per i pesci, questo si traduce in alti livelli di sofferenza e morti che si protraggono per oltre un’ora.

Aquaculture Stewardship Council

Aquaculture Stewardship Council

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L’obiettivo di Aquaculture Stewardship Council (ASC) è di rendere l’acquacoltura sempre più socialmente responsabile e sostenibile dal punto di vista ambientale. L’organizzazione si occupa della certificazione dell’1% dei prodotti di allevamento di tutto il mondo, ovvero centinaia di milioni di pesci all’anno.

ASC si è dimostrata disponibile a collaborare con Compassion per introdurre standard che assicurino il benessere dei pesci, ammettendo che al momento la certificazione non offre garanzie sufficienti. Ha quindi assunto un impiegato il cui solo compito è quello di sviluppare, rafforzare e introdurre criteri legati al benessere dei pesci. Compassion continuerà ad affiancare ASC durante questo processo, fondamentale per il miglioramento delle vite dei pesci certificati dall’organizzazione.

Spazio sufficiente affinché i pesci possano nuotare?

No, la certificazione ASC non assicura che i pesci abbiano spazio a sufficienza all’interno degli allevamenti. ASC non richiede agli allevatori di imporre e rispettare un numero massimo di pesci per metro quadro se non per i Pangasiidae e, anche in questo caso, la soglia è molto più alta rispetto a quella raccomandata da Compassion per garantire una qualità di vita degna.

Miglioramenti nella riduzione dell’impiego di antibiotici?

Sì, ASC si è mossa per limitare l’utilizzo di antibiotici all’interno degli allevamenti certificati. ASC non consente agli allevamenti ittici di utilizzare un flusso constante di antibiotici come strumento di prevenzione di malattie. Questo consente di ridurre la probabilità che si sviluppi un’antibiotico-resistenza e che questa passi inosservata. ASC vieta l’utilizzo di antibiotici indicati come essenziali dall’Organizzazione Mondiale della Salute.

Garanzia dell’incolumità della fauna selvatica?

No, in alcune circostanze il personale degli allevamenti certificati ASC può arrecare danno alla fauna. Sebbene ASC suggerisca agli allevatori di utilizzare tecniche non letali per scoraggiare la presenza di fauna selvatica, come le foche, l’abbattimento viene concesso quando le altre opzioni non hanno successo. La certificazione non permette però l’utilizzo di dispositivi di dissuasione acustici che utilizzano onde sonore dannose al fine di tenere lontani delfini e balene e che possono danneggiarne in maniera irreversibile l’udito.

Impiego minimo di tecniche di digiuno?

No, ASC non prevede un limite al digiuno imposto ai pesci. Di conseguenza, gli allevatori possono lasciare i pesci a digiuno per giorni, se non per settimane. Per i pesci, alla sofferenza per la fame si aggiunge la frustrazione di non poter procacciarsi alcun tipo di cibo, che molto spesso sfocia in comportamenti aggressivi.

I pesci possono esprimere i propri comportamenti naturali?

No, la certificazione ASC non richiede la presenza di un ambiente in cui i pesci possano esprimere i propri comportamenti naturali. L’ambiente sterile degli allevamenti limita l’espressione di questi comportamenti e questo ha ricadute negative sulla salute psicofisica dei pesci, afflitti da una noia soffocante e invalidante.

Impegni presi per ridurre l'uso dei pesci selvatici come mangimi?

Sono presenti delle misure per limitare l’uso eccessivo di questo tipo di mangime, come l’utilizzo di scarti della produzione del settore ittico, ma queste misure sono attualmente insufficienti ed è necessario compiere ulteriori passi in avanti per evitare che un numero elevato di pesci selvatici venga ucciso per essere trasformato in mangime utilizzato negli allevamenti ittici.

Macellazione rapida e indolore?

No, la certificazione MSC non richiede la macellazione dignitosa dei pesci di allevamento. Senza dei requisiti specifici per ogni specie, il rischio è che milioni di pesci possano dover subire morti dolorose e prolungate.

Best Aquaculture Practice

Best Aquaculture Practice

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L’obiettivo di Best Aquaculture Practice (BAP) è quello di diventare il più riconosciuto organo di certificazione per pesci di allevamento, riconoscendo e rendendo possibile l’allevamento ittico responsabile in grado di soddisfare il fabbisogno nutrizionale mondiale. L’organizzazione si occupa della certificazione dell’1% dei prodotti ittici di allevamento di tutto il mondo, ovvero centinaia di milioni di pesci all’anno.

Sebbene BAP voglia aumentare i propri sforzi volti al miglioramento del benessere animale e abbia aggiornato i propri standard a febbraio 2020, rimangono molte lacune da colmare per assicurare una vita dignitosa ai pesci. L’organizzazione deve infatti aggiornare nuovamente e rendere i criteri di benessere applicati molto più stringenti se vuole offrire una certificazione per la pesca responsabile riconosciuta in tutto il mondo.

Spazio sufficiente affinché i pesci possano nuotare?

No, la certificazione BAP non assicura che i pesci abbiano spazio a sufficienza all’interno degli allevamenti. BAP non richiede agli allevatori di imporre e rispettare un numero massimo di pesci per metro quadro se non per il salmone atlantico e, anche in questo caso, la soglia è molto più alta rispetto a quella raccomandata da Compassion per garantire una qualità di vita degna.

Miglioramenti nella riduzione dell’impiego di antibiotici?

No, BAP non si è mossa per limitare l’utilizzo di antibiotici all’interno degli allevamenti certificati. Al momento BAP consente agli allevamenti ittici di utilizzare un flusso constante di antibiotici, monitorato da veterinari, come strumento di prevenzione di malattie. Questo aumenta la probabilità che si sviluppi un’antibiotico-resistenza negli umani. Al momento, BAP vuole aggiungere ulteriori criteri in merito all’utilizzo di antibiotici nelle proprie linee guida a partire dal 1° gennaio 2021, in particolare vietando l’uso di farmaci indicati come essenziali dall’OMS.

Garanzia dell’incolumità della fauna selvatica come foche e delfini?

No, BAP permette agli allevatori di infliggere danno alla fauna selvatica per impedirgli di entrare negli allevamenti. Sebbene BAP suggerisca agli allevatori di utilizzare tecniche non letali per scoraggiare la presenza di fauna selvatica, l’abbattimento degli animali viene concesso quando le altre opzioni non hanno successo. La certificazione permette inoltre l’utilizzo di dispositivi di dissuasione acustici che utilizzano onde sonore dannose al fine di tenere lontani delfini e balene ma che possono danneggiarne in maniera irreversibile l’udito.

Impiego minimo di tecniche di digiuno?

No, al momento BAP non indica un limite massimo specifico per la durata del digiuno inflitto ai pesci negli allevamenti. Di conseguenza, gli allevatori possono lasciare i pesci a digiuno per giorni, se non per settimane. Per i pesci, alla sofferenza per la fame si aggiunge la frustrazione di non poter procacciarsi alcun tipo di cibo, che molto spesso sfocia in comportamenti aggressivi.

I pesci possono esprimere i propri comportamenti naturali?

No, la certificazione BAP non richiede la presenza di un ambiente in cui i pesci possano esprimere i propri comportamenti naturali. L’ambiente sterile degli allevamenti limita l’espressione di questi comportamenti e questo ha ricadute negative sulla salute psicofisica dei pesci, afflitti da una noia soffocante e invalidante.

Impegni presi per ridurre l'uso dei pesci selvatici come mangimi?

Sono presenti delle misure per ridurre l'uso eccessivo di pesce pescato in natura per la produzione di mangimi. BAP consiglia l’utilizzo di scarti di produzione del settore ittico, di ingredienti provenienti da fonti dell’entroterra, di pesce pescato in natura proveniente da pescherie “gestite responsabilmente” e incoraggia la riduzione progressiva dell’uso di questo tipo di mangime. Tuttavia, sono necessarie misure più attive per ridurre la domanda di pesce pescato in natura per il mangime dei pesci allevati.

Macellazione rapida e indolore?

Sebbene la macellazione dignitosa sia un requisito imposto dalla certificazione BAP, lo standard non specifica i metodi per lo stordimento o la macellazione da utilizzare per ciascuna specie. Ogni specie è infatti unica dal punto di vista fisiologico e per questo richiede un metodo di stordimento e macellazione adatto a rendere il processo rapido e indolore. Senza dei requisiti specifici per ogni specie, il rischio è che milioni di pesci possano dover subire morti dolorose e prolungate. Dobbiamo sottolineare che l’esposizione all’anidride carbonica in acqua, metodo di macellazione crudele e prolungato, è proibito.

GlobalG.A.P.

GlobalG.A.P.

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GLOBALG.A.P. è un marchio registrato internazionale il cui obiettivo è la promozione dei migliori standard per la produzione agricola. L’organizzazione si occupa della certificazione del 3% dei prodotti di acquacoltura di tutto il mondo, ovvero centinaia di milioni di pesci all’anno.

GLOBALG.A.P. si è dimostrata estremamente interessata a collaborare con Compassion per migliorare continuamente gli standard relativi al benessere animale, influenzando così positivamente la vita e la morte di milioni di pesci ogni anno. L’organizzazione sta al momento modificando i propri standard e questo potrebbe portare al miglioramento delle vite dei pesci certificati da GLOBALG.A.P. Compassion continuerà a lavorare con GLOBALG.A.P. affinché i criteri della certificazione diventino sempre più stringenti e vincolanti per tutte le aziende certificate, in modo da assicurare un livello di benessere ittico adeguato.

Spazio sufficiente affinché i pesci possano nuotare?

No, la certificazione GLOBALG.A.P. non assicura che i pesci abbiano spazio a sufficienza.

Miglioramenti nella riduzione dell’impiego di antibiotici?

Sì, GLOBALG.A.P. si è mossa per limitare l’utilizzo di antibiotici all’interno degli allevamenti certificati. Al momento GLOBALG.A.P. impedisce agli allevamenti ittici di utilizzare un flusso constante di antibiotici come strumento di prevenzione di malattie. Questo riduce la probabilità che si sviluppi un’antibiotico-resistenza negli umani.

Garanzia dell’incolumità della fauna selvatica come foche e delfini?

No, in alcune circostanze il personale degli allevamenti certificati GLOBALG.A.P. può arrecare danno alla fauna selvatica. Sebbene GLOBALG.A.P. suggerisca agli allevatori di utilizzare tecniche non letali per scoraggiare la presenza di fauna selvatica, l’abbattimento degli animali viene concesso quando le altre opzioni non hanno successo. L’organizzazione richiede però un piano di controllo dei predatori efficace che contenga un registro degli abbattimenti, riportante data dell’incidente e specie abbattuta, e vieta l’uccisione di specie a rischio.

Impiego minimo di tecniche di digiuno?

No, GLOBALG.A.P. non prevede un limite al digiuno imposto ai pesci. Di conseguenza, gli allevatori possono lasciare i pesci a digiuno per giorni, se non per settimane. Per i pesci, alla sofferenza per la fame si aggiunge la frustrazione di non poter procacciarsi alcun tipo di cibo, che molto spesso sfocia in comportamenti aggressivi.

I pesci possono esprimere i propri comportamenti naturali?

No, la certificazione GLOBALG.A.P. non richiede la presenza di un ambiente in cui i pesci possano esprimere i propri comportamenti naturali. L’ambiente sterile degli allevamenti limita l’espressione di questi comportamenti e questo ha ricadute negative sulla salute psicofisica dei pesci, afflitti da una noia soffocante e invalidante.

Impegni presi per ridurre l'uso dei pesci selvatici come mangimi?

GLOBALG.A.P. non richiede misure per ridurre attivamente la quantità di pesce pescato in natura per i mangimi. Tuttavia, gli standard di GLOBALG.A.P. prevedono che questo tipo di mangime non provenga da pescherie illegali, non regolamentate o non dichiarate. 

Macellazione rapida e indolore?

GLOBALG.A.P impone la macellazione dignitosa dei pesci, con l’utilizzo dello stordimento elettrico o la percussione laddove siano disponibili gli strumenti adatti. Ciononostante, non vengono specificati i metodi di stordimento e macellazione da utilizzare per ciascuna specie e, al momento, GLOBALG.A.P consente l’impiego di un metodo che comporta una morte dolorosa e prolungata per i pesci, che vengono lasciati soffocare per oltre un’ora in una miscela di ghiaccio e acqua. Ogni specie è unica dal punto di vista fisiologico e per questo richiede un metodo di stordimento e macellazione adatto a rendere il processo rapido e indolore. Senza dei requisiti specifici per ogni specie, il rischio è che milioni di pesci possano dover subire morti dolorose e prolungate.

Cosa significa questo per i pesci

Il focus sulle questioni ambientali lascia miliardi di pesci allevati e pescati nell'ambito di questi schemi con poca o nessuna protezione. Parliamo di esseri senzienti e intelligenti che possono provare sofferenze immense e spesso la loro morte è una lenta agonia.

Chiediamo agli enti certificatori di migliorare il benessere dei pesci e prevenire questa inutile e crudele sofferenza.

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Tuteliamo i pesci

Scriviamo agli enti certificatori per fare di più per il benessere dei pesci.

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9. Tuteliamo i pesci

Scopri di più sui criteri di benessere

Come avviene negli allevamenti e nelle fattorie di terra, un elevato numero di pesci viene allevato in stabilimenti sommersi. Per massimizzare i profitti, i pesci vengono costretti a vivere stipati in gabbie e vasche marine. Gli allevamenti sono ambienti sterili e sovraffollati, dove i pesci possono fare ben poco oltre a nuotare in cerchio.

Così come avviene negli allevamenti di terra di polli e suini, l’alto numero di esemplari stipati in uno spazio ristretto e limitato ha ricadute importanti sulla qualità di vita dei pesci. Il sovraffollamento può causare stress, che porta i pesci ad aggredirsi tra di loro, mordendosi e ferendosi a vicenda.

La qualità dell’acqua è importante per il benessere dei pesci, in quanto limita la presenza di malattie e assicura una quantità di ossigeno sufficiente affinché i pesci possano respirare bene. I rifiuti prodotti dai pesci vengono rilasciati nell’acqua circostante e, quando lo spazio a disposizione è limitato, prodotti dannosi come l’ammoniaca possono raggiungere concentrazioni pericolose. La conseguente scarsa qualità dell’acqua può influenzare negativamente il benessere dei pesci, che hanno inoltre bisogno di abbastanza spazio per poter nuotare e comportarsi normalmente. Avere la possibilità di scegliere dove nuotare nella vasca in base alla temperatura o alla luce presenti è un fattore essenziale per aumentare la qualità di vita di un pesce, che non viene però garantito quando aumenta la densità di popolazione delle vasche e delle gabbie. È stato inoltre dimostrato che i pesci possono riportare bruciature e ustioni dovute all’esposizione al sole, in quanto sono obbligati a rimanere troppo vicino alla superficie dell’acqua.

Gli antibiotici vengono aggiunti direttamente al mangime utilizzato in modo da prevenire la diffusione delle malattie più comuni in condizioni di allevamento intensivo.

Dato l’enorme numero di pesci raggruppati, risulta infatti impossibile eseguire diagnosi, separazione e trattamento a livello individuale. Come avviene per gli animali negli allevamenti di terra, l’utilizzo di mangimi contenenti antibiotici somministrati preventivamente comporta dei problemi e lo stesso vale per il trattamento di interi gruppi di animali quando in realtà solo alcuni di essi sono ammalati. Tale impiego di antibiotici permette ai pesci di sopravvivere in condizioni di sovraffollamento e sporcizia ma non dovrebbe rappresentare un’alternativa a tecniche di allevamento e pulizia adeguate.

Quando gli antibiotici vengono somministrati in ambienti aperti, come le gabbie marine, possono inoltre disperdersi al di fuori dell’ambiente circoscritto dell’allevamento. Alcuni studi scientifici hanno infatti confermato la presenza di materiale genetico associato alla resistenza batterica nei sedimenti sottostanti le gabbie marine e a diversi chilometri di distanza dall’allevamento. I microbi sono più predisposti a diventare resistenti agli antibiotici più questi vengono utilizzati: questa pratica mette dunque in pericolo la futura efficacia degli antibiotici, anche per gli umani.

Uccelli, foche, leoni marini, trichechi e lontre sono specie predatrici dei pesci allevati nelle gabbie marine, in vasche su terra ferma o in sistemi di piscicoltura. Anche i delfini, il pesce spada e il tonno pinna blu cacciano i pesci di allevamento, danneggiando le reti di contenimento e facendoli scappare, cibandosene o stressandoli ulteriormente.

Gli allevatori spesso utilizzano misure pericolose o addirittura letali contro questi predatori, come nel caso degli allevatori di salmone scozzese, che sparano alle foche selvatiche. Gli allevatori possono richiedere una licenza apposita per poter abbattere le foche che si trovano nei pressi o all’interno del proprio impianto. La cosa peggiore è che durante la stagione riproduttiva non esiste alcun limite all’abbattimento di questi animali, quindi gli allevatori sono liberi di sparare su foche incinte o che hanno appena partorito e si stanno prendendo cura dei propri cuccioli.

Alcuni impianti utilizzano dispositivi di dissuasione acustici (ADD) per tenere lontane le specie mammifere acquatiche, utilizzando onde sonore di diverse frequenze e suoni per disorientare gli animali in avvicinamento. Altri invece utilizzano pressione acustica con una determinata frequenza per scoraggiare gli animali ad avvicinarsi ulteriormente. Questi dispositivi possono causare danni a lungo termine all’udito di foche, delfini e balene che nuotano nei pressi degli allevamenti. Per questi animali, l’udito è fondamentale per potersi orientare, procacciare cibo e comunicare sott’acqua; le ricadute possono quindi essere chiaramente devastanti.

In alcuni stati europei, gli impianti di pescicoltura sono preda di lontre e castori, che vengono spesso abbattuti nonostante la loro incolumità dovrebbe essere garantita.

Prima di certe procedure che richiedono la gestione e la manipolazione di banchi interi di pesci, come operazioni di trasporto e macellazione, questi devono essere tenuti a digiuno. La pratica è sfortunatamente radicata nel settore ittico.

In alcuni casi, il digiuno dura fino a tre giorni e viene considerato necessario per non causare danni ai pesci: lo svuotamento del sistema digerente prima del trasporto si traduce in una riduzione delle escrezioni nell’acqua durante il trasporto e una conseguente migliore qualità di quest’ultima.

Ciononostante, questi digiuni durano regolarmente molto più di quanto necessario, in alcuni casi anche fino a due settimane, semplicemente per aumentare i ricavi dell’allevamento risparmiando sul costo del mangime. Per i pesci, alla sofferenza per la fame si aggiunge la frustrazione di non poter procacciarsi alcun tipo di cibo, che molto spesso sfocia in comportamenti aggressivi..

Gli allevamenti intensivi sono estremamente sterili e diversi dall’habitat naturale dei pesci. Come avviene per altri animali da allevamento, garantire una buona qualità di vita ai pesci richiede la creazione di un ambiente simile a quello naturale, che presenti caratteristiche sufficienti a soddisfarne i bisogni fisici e mentali.

Anche i pesci, infatti, soffrono di noia e frustrazione: l’ambiente sterile degli allevamenti ne limita l’espressione di comportamenti naturali e questo ha ricadute negative sulla salute psicofisica dei pesci, afflitti da una noia soffocante e invalidante.

L’arricchimento ambientale comporta una modifica consapevole della complessità dell’habitat per migliorare il benessere dei pesci. Un numero sempre maggiore di studi dimostra i diversi vantaggi che l’arricchimento dell’ambiente dei pesci apporta al loro benessere: una diminuzione dell’aggressività, dell’insorgenza di malattie e ferite, dello stress, del tasso di deformità embrionale e di mortalità, assieme a un miglioramento delle capacità cognitive e d’esplorazione, così come della capacità di procacciarsi cibo.

Tra le modifiche che garantiscono ai pesci un maggiore controllo sul proprio ambiente: citiamo la presenza di ripari (come tubazioni o conchiglie) e di distributori di mangime attivati dai pesci stessi, il cambiamento del colore della vasca e la copertura della vasca per la creazione di una zona d’ombra. In alcuni casi, l’utilizzo di musica ha avuto un effetto positivo sulla crescita dei pesci.

Il mondo sta affrontando una crisi dovuta allo sfruttamento eccessivo della pesca. In assenza di aree di conservazione marina e una regolamentazione del settore potremmo dover affrontare un futuro in cui i mari saranno disabitati, senza più pesci allo stato naturale.

L’allevamento ittico è responsabile di molta della pesca industriale che sta privando i nostri mari della propria fauna. Molte delle specie comunemente allevate, come la trota o il salmone, in natura predano altri pesci. In allevamento gli viene dunque dato un mangime che contiene pesce e circa un quarto del pescato viene utilizzato per produrre mangime per altri pesci. Stiamo parlando di cifre che vanno da circa 450 miliardi a un trilione di pesci. In altre parole, possono volerci fino a 350 pesci pescati in natura per allevare una singola trota in cattività: l’allevamento ittico di fatto aumenta la pressione sulle riserve che troviamo in natura.

Questi esemplari vengono macellati in maniera atroce e senza venire storditi e il mangime per i pesci crea ulteriori preoccupazioni per il benessere ittico in generale.

Le attività di pesca vengono svolte principalmente da enormi imbarcazioni industriali. I pesci vengono catturati in banchi, rendendo impossibile la pesca e la macellazione individuale. Molti vengono catturati con reti a strascico, che portano in superficie centinaia di migliaia di pesci alla volta. Durante questo processo i pesci possono rimanere feriti o addirittura morire schiacciati dal resto del banco. I pesci che sopravvivono alla cattura e al trasporto a bordo vengono lasciati soffocare sul ponte oppure sviscerati mentre sono ancora vivi.

I pesci sono esseri senzienti capaci di provare dolore, paura e sofferenza. Una macellazione lenta e dolorosa, senza uno stordimento iniziale, è quindi un processo straziante.

Molti pesci di allevamento vengono uccisi con metodi dolorosi e che causano uno stress elevato all’organismo dei pesci, che possono soffrire per ore e ore prima di morire. Alcuni vengono lasciati morire per asfissia in serbatoi di liquidi melmosi ghiacciati.

Anche i pesci pescati in natura subiscono la stessa morte lenta e dolorosa. Molti dei metodi di cattura possono comportare la morte dei pesci che rimangono schiacciati in mezzo al resto del banco, oppure causare dolore per via del cambio di pressione quando questi vengono strappati dalle profondità dell’oceano per essere portati in superficie o vengono trascinati per giornate intere intrappolati da un amo. I pesci che sopravvivono alla cattura e al trasporto a bordo vengono lasciati soffocare sul ponte oppure sviscerati mentre sono ancora vivi.

Ripensiamo i pesci

Miliardi di pesci, sia negli allevamenti che in natura, soffrono costantemente un trattamento disumano. Negli allevamenti ittici, i pesci sono spesso in vasche sterili dove non possono far altro che nuotare in cerchio per mesi e mesi, una situazione completamente diversa dal loro habitat naturale nel quale migrano per migliaia di chilometri, esplorando il mondo intero. I pesci di allevamento vengono tenuti apposta a digiuno fino a due settimane prima della macellazione. Quando giunge il loro momento, la maggior parte viene uccisa mentre è ancora completamente cosciente, in un processo agonizzante che arriva a durare fino a un’ora.

La situazione deve cambiare, perché la vita dei pesci deve avere valore.

Anche le persone d’accordo: un sondaggio YouGov ha infatti rivelato che quattro adulti su cinque desiderano vedere più informazioni in merito al benessere dei pesci sulle etichette dei prodotti ittici. Aiutaci a creare un futuro in cui il benessere dei pesci venga protetto dai certificati di qualità dei prodotti ittici.

Vuoi saperne di più? Consulta i nostri suggerimenti relativi alle diverse specie e alla complessità della vita dei pesci.

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