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Mega allevamenti - distruzione, povertà, impatti sulla salute: i cittadini si ribellano

News Section Icon Pubblicato 08/10/2020

CIWF sostiene i cittadini che si organizzano per opporsi alla costruzione di mega allevamenti nel nostro Paese. Raccogliendo le loro testimonianze, CIWF racconta la miseria e la distruzione che i mega allevamenti comportano, con gravissimi impatti per la salute pubblica, l’ambiente oltre a quelli già noti sul benessere degli animali. CIWF, insieme con i cittadini, chiede che non siano più costruiti mega allevamenti e che quelli esistenti siano convertiti a sistemi più sostenibili.

Guarda l'inchiesta

In un viaggio compiuto poche settimane fa, CIWF ha incontrato tre comitati di cittadini che si oppongono alla realizzazione di mega allevamenti avicoli. Le storie sono state raccolte ad Ancona, Jesi, Forlì e Lozzo Atestino, provincia di Padova, sui Colli Euganei. Tutte raccontano dei disagi che l’allevamento intensivo comporta: deturpa il paesaggio, provoca problemi di salute, svaluta il territorio e ha un impatto devastante sulla qualità della vita delle persone, oltre a porre chiari rischi di biosicurezza.

Le tre storie raccolte da CIWF sono emblematiche: milioni di animali per poche migliaia di abitanti, comunità in difficoltà, ma consapevoli e pronte a lottare. Altri comitati, oltre a quelli descritti in questo racconto, sono attivi in tutta Italia; ad esempio a Rovigo, Lendinara (RO), San Lorenzo in Campo (PU), Schivenoglia (MN), Finale Emilia (MO) per citarne alcuni: è il segnale che una nuova consapevolezza sta nascendo fra i cittadini del nostro Paese, che hanno dovuto comprendere, fronteggiando sofferenze e disagi, quali sono gli impatti di un sistema di produzione del cibo completamente distorto.

Sui Colli Euganei 1,3 milioni di galline per 3.000 abitanti 

Il Comitato di cittadini di Lozzo Atestino combatte contro un mostro pericoloso: un allevamento intensivo di galline che, partito con un capannone di 100.000 animali, attraverso successivi ampliamenti, vorrebbe passare ora da ben 800.000 animali all’esorbitante numero di 1,3 milioni di galline, aggiungendo mezzo milione di galline, ospitandole ad alte densità in 3 capannoni, che si aggiungerebbero ai 4 già esistenti.

Ad oggi si attendono le ultime autorizzazioni, ma i cittadini sono molto preoccupati perché stanno già subendo i gravi effetti del mega allevamento che si trova a poche centinaia di metri dalle prime abitazioni e a un chilometro circa dalle scuole, oltre a essere vicino al Parco Naturale dei Colli Euganei. I cittadini di Lozzo hanno una loro visione sulla vocazione del loro territorio, vorrebbero vivere in un posto sano e bello. Gli allevatori che abitano nel paese si stanno convertendo al biologico riducendo il numero degli animali: il mega allevamento cozza con una sensibilità sociale che chiede una visione del territorio del tutto diversa da uno sviluppo intensivo. Chi abita vicino al mega allevamento, oggi, ha la vita rovinata. Puzza, polvere, camion, rendono impossibile godere dell’aria aperta e del sole. Uno dei cittadini, che abita a 260 metri dall’allevamento, ci ha detto: “La mia casa è completamente svalutata, ma anche il territorio è completamente svalutato. Da anni non invitiamo più nessuno a casa nostra, perché ci vergogniamo per la puzza”. Così per l’interesse di pochi, la vita di un intero paese, e il paesaggio dei Colli Euganei, rischiano oggi di essere completamente rovinati.

Forlì - Un allevamento intensivo (90.000 pollastre) a 300 metri da una scuola elementare

Il Comitato Salute e Ambiente di Forlì, guidato da Valeria Camorani, si era costituito 20 anni fa per protestare contro un allevamento intensivo di polli, di cui ottenne poi la chiusura. Oggi, a 20 anni di distanza, quello stesso allevamento vorrebbe riaprire per ospitare 90.000 pollastre. Valeria Camorani insieme con gli altri cittadini del comitato si sono riattivati perché nel frattempo la periferia di Forlì si è espansa. Chi ha combattuto contro l’allevamento di polli in passato ricorda bene la puzza e i disagi da esso causati, e quindi i timori ora sono forti. Le attività di quella zona sono cresciute e si sono espanse creando relazioni sociali che sono del tutto incompatibili con un’attività produttiva come un allevamento intensivo. La prima abitazione si trova a meno di 200 metri dai capannoni progettati. A una distanza di 500 metri si trovano due scuole, un bar, una farmacia e un intero nuovo centro abitato. Gli abitanti chiedono al Sindaco di non autorizzare la costruzione dell’allevamento che avrebbe un impatto devastante sulla vita delle persone, deprezzando il valore commerciale delle abitazioni, alcune delle quali di recentissima costruzione.

La “pollificazione” delle Marche

Monte Roberto è un piccolo paese in provincia di Ancona e conta circa 3000 abitanti. Sul suo territorio, a 250 metri da una dimora storica dell’800, si sta per realizzare un mega allevamento da mezzo milione di polli a ciclo, per una produzione di 2.500.000 polli l’anno. Si tratta di animali che non razzoleranno mai sull’erba, all’aria aperta, in tutta la loro vita.

Andrea Tesei, insieme alla sua famiglia che da generazioni vive in questa dimora storica, ha iniziato la sua lotta per opporsi alla costruzione del mega allevamento. Purtroppo, l’autorizzazione è stata concessa e, parte dell’allevamento, 2 capannoni degli 8 previsti, sono già in costruzione. Andrea e la sua famiglia però, non si arrendono, e stanno facendo ricorso al TAR. Sono molto preoccupati: il paesaggio rurale che circonda la loro casa sarà per sempre deturpato e la qualità della loro vita potrebbe cambiare drasticamente, così come succede a meno di 3 chilometri da casa loro, in provincia di Jesi, dove un allevamento che produce 1 milione di polli l’anno e si trova a pochissime centinaia di metri da un centro abitato, crea non pochi disagi agli abitanti. Li abbiamo raggiunti: anche in questo caso abbiamo parlato con cittadini che abitano in quei luoghi da generazioni e che hanno deciso di rimanere investendo nelle loro case. Ci raccontano che, a causa di puzza e polveri, sono finiti al pronto soccorso per irritazioni agli occhi, che accusano nausea e difficoltà a respirare, che quando la puzza è forte devono rinchiudersi in casa e che i bambini non possono più giocare in cortile, all’aperto, altrimenti possono cominciare a sentirsi male. A volte la puzza è talmente forte che i cittadini, per disperazione, chiamano la polizia municipale. Nonostante le segnalazioni e una petizione sono ancora in attesa di una reazione da parte delle istituzioni. Nelle Marche, dal 1970, la consistenza media degli allevamenti di polli è quadruplicata.

Dichiara Annamaria Pisapia Direttrice di CIWF Italia Onlus: “Che l’allevamento intensivo faccia soffrire enormemente gli animali lo diciamo da tanto, e anche i gravi impatti sull’ambiente di questo sistema di produzione di cibo sono noti. Tuttavia, troppo poco sì è parlato finora di quanto l’allevamento intensivo, anche in Italia, distrugga la vita delle persone che si trovano a vivere nelle zone adiacenti a dove sorgono o sorgeranno gli allevamenti. Con questa inchiesta vogliamo aiutare i cittadini coinvolti a raccontare la loro storia. Troppo spesso sono lasciati soli a combattere contro interessi tanto più grandi di loro. Nelle nostre richieste al Governo italiano abbiamo già chiesto, come primo punto, di non autorizzare più la costruzione di nuovi allevamenti intensivi. Ai nostri concittadini che consumano prodotti di origine animale, chiediamo invece di non comprare prodotti da allevamento intensivo e di orientare le proprie scelte alimentari solo verso prodotti da allevamenti più sostenibili come quelli all’aperto o biologici, se possibile riducendo il consumo. In questo modo, potranno aiutare non solo gli animali, ma anche i tanti cittadini che lottano per salvare la propria casa, la propria famiglia e la loro stessa esistenza dai tentacoli dell’allevamento intensivo”.

 

Approfondimenti

 

Biosicurezza negli allevamenti intensivi e salute umana

'influenza suina hanno la potenzialità di essere trasmesse agli umani e scatenare una pandemia. Nascono nell'industria intensiva di polli e suini.  L'influenza Aviaria ad Alta Patogenicità si è evoluta nell'industria avicola attorno al 2000 (virus H5N1). I virus dell'influenza aviaria ad alta patogenicità sono capaci di infettare tutti gli organi interni degli animali causando una morte rapida. La pandemia di influenza suina del 2009 (H1N1) ha avuto origine in un sito di produzione intensiva di suini in Messico. Fortunatamente il virus ha avuto un tasso di mortalità basso negli esseri umani. 

Pericoli per la popolazione dagli allevamenti intensivi

In Europa sono stati riportati esempi di virus dell'influenza aviaria trasmessi fra gli animali e poi fra le persone, anche se fortunatamente, ma sappiamo che è stata solo fortuna, non hanno scatenato epidemie o pandemie. In Italia fra il 1999 e il 2003 nei focolai di influenza aviaria a bassa patogenicità sono stati trovati anticorpi al virus H7N3 in quasi il 4% dei lavoratori negli impianti testati1. Nel focolaio olandese di H7N7 nel 2003, 1 veterinario è morto, 89 lavoratori e 3 proprietari di impianti sono stati contagiati.2  

Gli scienziati e I decisori politici sanno da decenni che l’intesificazione dell’allevamento è un rischio per le malattie, sia degli animali che degli uomini. I virologi europei hanno rilevato nel 2013 che “Le condizioni di affollamento senza precedent sono indubitabilmente fattori principali dell’emergenza e la diffusione dei patogeni nella popolazione degli animali domestici, consentendone la crescita nella frequenza della trasmissione fra le specie e agli umani”3. Il Consiglio per l’Agricoltura, la Scienza e la Tecnologia (Council for Agriculture, Science and Technology) americano ha dichiarato che “Nell’agricoltura intensiva, grandi quantità di materiali grezzi e prodotti sono trasportati attraverso un singolo paese e fra paesi diversi. Un importante impatto dei moderni sistemi di produzione intensiva risiede nel fatto che essi consentono la rapida selezione e amplificazione dei patogeni, con questo aumentandone il rischio dell’ingresso e/o della disseminazione (nei paesi ndr)4. Un report della Pro-Poor Livestock Initiative della Johns Hopkins School of Public Health ha concluso che “La prossimità di migliaia di animali confinati aumenta la possibilità di trasferire i patogeni nelle e fra le popolazioni, con conseguenti impatti sulla velocità dell’evoluzione dei patogeni”5. Nel 2019 l’American Public Health Association (APHA) ha chiesto una moratoria sulla costruzione di nuovi CAFO (Concentrated Animal Feeding Operation), cioè di mega allevamenti, e sull’espansione di CAFO esistenti fino a che il regolamento e l’applicazione delle condizioni che sono applicate non proteggano adeguatamente la salute pubblica6.

Numeri

Sul territorio nazionale insistono 9.078 allevamenti avicoli per una popolazione di 151.273.000 capi vivi in un determinato momento.

In Veneto 2.208 allevamenti per una popolazione di 50.445.000 capi vivi in un determinato momento

In Emilia Romagna 850 allevamenti per 23.061.000 capi vivi in un determinato momento

Nelle Marche 415 allevamenti per 4.905.000 capi vivi in un determinato momento

 

Polli a livello nazionale

La popolazione di polli che occupa il suolo nazionale in un determinato momento (non stiamo parlando quindi dei capi macellati che superano il mezzo miliardo nel nostro Paese) è cresciuta di 2,2 milioni negli ultimi 4 anni passando da 75.270.000 a 77.494.000.

 

Galline a livello nazionale

Gli allevamenti di galline ovaiole sono passati da 1773 nel 2016, a 2491 2020 con un incremento di 718 allevamenti. La popolazione di galline ovaiole è passata da 37.328.000 a 39.825.000, mentre quella delle pollastre da 7.963.000 a 10.940.000 con un incremento totale nella popolazione di 5,5 milioni fra galline e pollastre.

Note 

1 Puzelli, S (2005). Serological analysis of serum samples from humans exposed to avian H7 influenza viruses in Italy between 1999 and 2003.  J Infect Dis 192(8):1318-22 

2  J Otte et al., 2007, Industrial livestock production and global health risks, Pro-Poor Policy Initiative Research Report, RRNr 07-09, Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health http://www.fao.org/3/a-bp285e.pdf 

3 Reperant, L. A., Cornaglia, G. & Osterhaus, A. D. M. E. The importance of understanding the human-animal interface: from early hominins to global citizens. Curr. Top. Microbiol. Immunol. 365, 49–81 (2013). 

4 CAST 2005, Global risks of infectious animal diseases, https://www.cast-science.org/wp-content/uploads/2018/12/CAST-Global-Risks-of-Infectious-Animal-Diseases-Issue-Paper-28-FINAL69.pdf 

5 J Otte et al., 2007, Industrial livestock production and global health risks, Pro-Poor Policy Initiative Research Report, RRNr 07-09, Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health http://www.fao.org/3/a-bp285e.pdf

6 American Public Health Association APHA   Precautionary Moratorium on New and Expanding Concentrated Animal Feeding Operations  Nov 05 2019, Policy Number: 20194, https://www.apha.org/policies-and-advocacy/public-health-policy-statements/policy-database/2020/01/13/precautionary-moratorium-on-new-and-expanding-concentrated-animal-feeding-operations 

 

 

 

 

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