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Benchmark globale sul benessere animale: le aziende comunicano poco i propri miglioramenti

News Section Icon Pubblicato 27/02/2019

Secondo il report 2018 del benchmark globale sul benessere animale BBFAW rimane alto il numero di aziende che hanno pubblicato politiche e obiettivi specifici (il 71% di quelle analizzate nel 2018), ma non sempre vengono comunicate le relative performance. Infatti poco più del 50% delle aziende comunica la percentuale di animali effettivamente non confinati in gabbia nelle proprie filiere, mentre solo un’azienda su quattro comunica la percentuale di animali storditi in maniera efficace e una su cinque quella di animali non soggetti a trasporti su lunga distanza. 

 

 

Presentato oggi a Londra, il settimo rapporto del benchmark globale sul benessere degli animali d’allevamento BBFAW è uno strumento sempre più utilizzato da investitori e stakeholder di settore per valutare politiche, performance e trasparenza delle aziende alimentari in tema di benessere animale.  

Come nelle scorse edizioni, si conferma anche quest’anno la rilevanza che le aziende alimentari danno al tema benessere animale. BBFAW 2018 ha infatti passato in rassegna le comunicazioni rese pubbliche da 150 aziende a livello globale (40 in più rispetto allo scorso anno tra cui anche la catena di supermercati italiani Conad) e il 71% di queste ha pubblicato politiche e obiettivi specifici in tema di benessere animale. Il report analizza il modo in cui le aziende gestiscono e comunicano le proprie politiche e pratiche in tema di benessere animale e, in base alla valutazione, vengono inserite in una classifica che va da un livello 1 (nel quale appaiono quelle con i risultati migliori) a un livello 6 (dove si trovano quelle che non inseriscono il benessere animale nel loro programma).  

Il benessere animale diventa, quindi, sempre più un driver competitivo, importante per assumere una posizione di leadership nel settore. In particolare, il tema del confinamento in gabbia è uno degli aspetti più al centro dell’attenzione a livello globale. Purtroppo però, nonostante la pubblicazione di politiche generali e obiettivi specifici, la comunicazione delle relative performance, cioè dei progressi fatti verso il loro raggiungimento, non va sempre di pari passo e poche aziende li comunicano in maniera trasparente. Ad esempio, poco più del 50% delle aziende comunica la percentuale di animali effettivamente non confinati in gabbia nelle proprie filiere, mentre solo un’azienda su quattro comunica la percentuale di animali storditi in maniera efficace e una su cinque quella di animali non soggetti a trasporti su lunga distanza.  

Se è vero che il vertice della piramide continua a essere occupato solo da aziende straniere, la presenza da quest’anno di otto aziende italiane rappresentanti i tre settori dell’industria alimentare (trasformazione, ristorazione e grande distribuzione) permette di avere un panorama migliore di come il tema del benessere animale viene affrontato nel nostro Paese. 

 

La situazione in Italia 

Barilla continua a confermare la propria posizione di leadership tra le 8 aziende alimentari italiane analizzate. Sale quest’anno nella valutazione il Gruppo Veronesi, mentre entra per la prima volta la catena di supermercati Conad

Come negli anni passati, Barilla è l’unica azienda a posizionarsi al livello 3 della piramide (posizione consolidata in tema di benessere animale). Barilla si distingue non solo per la mappatura trasparente delle proprie filiere e la definizione di obiettivi precisi, ma soprattutto per la comunicazione dei progressi fatti di anno in anno per raggiungerli. 

La maggior parte delle altre aziende italiane si posiziona invece al livello 4 della piramide (aziende che mostrano di volere fare progressi nell’ambito del benessere animale), dove, grazie alla pubblicazione di obiettivi specifici su alcune filiere, troviamo Camst, Ferrero, Gruppo Cremonini, Coop Italia e, in salita dal livello 5 in cui si trovava l’anno scorso, Gruppo Veronesi.  

Rimane invece fermo al livello 6, il più basso della piramide, Autogrill, dove viene raggiunto quest’anno anche da Conad, analizzata per la prima volta dal benchmark di quest’anno. 

Riflettendo sui risultati di quest’anno, Elisa Bianco, responsabile del Settore Alimentare di CIWF ha commentato: 

“È un estremo piacere vedere che sempre più aziende riconoscono il benessere animale come una componente cruciale delle proprie strategie aziendali e che, anche in Italia, molte di loro si sono poste obiettivi specifici come l’abbandono delle gabbie per le galline. Tuttavia, investitori e consumatori hanno bisogno di sentirsi sicuri che gli obiettivi siano poi effettivamente raggiunti, sia per il miglioramento reale del benessere degli animali sia in termini di gestione dei rischi. Speriamo che la discrepanza messa in luce dal report BBFAW di quest’anno aiuti le aziende italiane a migliorare ulteriormente la propria trasparenza e le incoraggi a comunicare con sempre maggiore chiarezza le caratteristiche delle proprie filiere.” 

 Note di approfondimento

  1. Il Benchmark sul benessere degli animali d’allevamento BBFAW è uno strumento riconosciuto a livello globale dagli investitori per valutare la qualità delle pratiche, dei processi e delle performance messi in atto dalle aziende in tema di benessere animale. 
  2. Il benchmark BBFAW, lanciato per la prima volta nel 2012, è stato fondato ed è sostenuto da due organizzazioni di spicco in tema di benessere animale, Compassion in World Farming (CIWF) e World Animal Protection. 
  3. Il Benchmark globale sul Benessere Animale, alla sua settima edizione, è stato ideato per incoraggiare standard più alti di benessere animale nell'industria alimentare e promuovere la trasparenza nelle comunicazioni riportate dalle aziende. Leggi il report completo qui
  4. Il Benchmark fornisce una valutazione, annuale e indipendente, di come le aziende alimentari globali gestiscono e comunicano i propri impegni in tema di benessere animale. Grazie alla sua struttura, il benchmark permette a investitori, aziende, ONG e altri stakeholders di settore di comprendere le diverse performance delle aziende alimentari nell’ambito del benessere animale. Più informazioni sul programma a questo link: www.bbfaw.com  
  5. In totale, nel 2018 sono state analizzate 150 aziende di 23 diversi Paesi. Le aziende rappresentano i tre principali settori del business alimentare: grande distribuzione e grossisti, bar e aziende di ristorazione, e produttori e trasformatori. 
  6. Le aziende vengono misurate in base al loro approccio gestionale e alla trasparenza sul tema del benessere animale secondo quattro aree di valutazione: (1) Policy e impegni aziendali (2) Governance e implementazione delle policy, (3) Leadership e innovazione e (4) Report delle performance e impatti. Le valutazioni sono basate sulle informazioni rese pubbliche dalle aziende alla data del 31 luglio 2018. 
  7. Nel benchmark BBFAW 2018 il primo livello della piramide è occupato da: Coop Svizzera, Cranswick, Marks & Spencer, Noble Foods e Waitrose. 
  8. Nel benchmark BBFAW 2018, 19 aziende sono salite di almeno un livello nella classificazione finale in sei gruppi definite dalla valutazione, tra queste Casino, Chipotle Mexican Grill, CP Foods, Dunkin’ Brands, Gruppo Auchan, Gruppo Danone, Kraft Heinz, Les Mousquetaires, Lactalis, LDC, Lidl, Noble Foods, Publix Super Markets, Vion Food Group, Wesfarmers, Whitbread, Wm Morrison, Gruppo Veronesi e Yum! Brands.  
  9. Nel benchmark BBFAW 2018, 12 aziende sono scese di un livello: Ahold Delhaize, BRF, Danish Crown, Dean Foods, General Mills, JBS, Kaufland, McDonald’s, Migros, Subway, Sysco Corp e Walmart.