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I pesci sentono dolore e paura: cosa ne pensano gli italiani?

News Section Icon Pubblicato 10/09/2018

CIWF e Eurogroup for Animals hanno condotto un sondaggio in 9 stati membri, fra cui l’Italia*, sul benessere dei pesci e l’attitudine dei consumatori riguardo a questo argomento. Il 72% degli italiani pensa che i pesci possano sentire paura, l’86% sarebbe disponibile a pagare di più per pesci allevati con maggiore benessere e il 62% vorrebbe un’etichettatura nazionale che orienti i loro acquisti.  

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L’attenzione degli italiani per il benessere animale riguarda anche i pesci. Dalla sensibilità alla loro senzienza, alla necessità di migliorare il loro benessere, all’attenzione per alcuni specifici aspetti sulle modalità di allevamento, i consumatori italiani sarebbero disposti a pagare di più per pesci allevati con maggior benessere animale, secondo quanto rileva un sondaggio condotto da ComRes per CIWF e Eurogroup for Animals.


Secondo l’indagine, il 72% degli italiani ritiene che i pesci sentano paura, il 61% ritiene che possano sentire emozioni positive. 

Benessere dei pesci - Per la maggior parte degli italiani, inoltre, è essenziale o importante che i pesci siano allevati in acque pulite e non inquinate (98%), che siano sani e non malati (97%), che abbiano un ambiente adeguato per nuotare e esprimere i loro comportamenti naturali (96%), che vivano esperendo il minimo dolore possibile (93%), che siano abbattuti con un metodo veloce e senza dolore (92%) e infine, che siano in grado di godere della loro vita (72%).
Per l’85% degli italiani è importante o abbastanza importante proteggere il benessere dei salmoni e per il 78% è importante o abbastanza importante proteggere i salmoni meglio di quanto si stia facendo ora.

Etichettatura e disponibilità a pagare di più - Il 48% degli italiani vorrebbe sicuramente e il 39% vorrebbe probabilmente un’etichetta sul benessere animale.
Il 62% degli italiani vorrebbe che in futuro l’etichetta sul benessere dei pesci facesse parte di un sistema nazionale riconoscibile, così come quello biologico. Il 37% vorrebbe invece singole etichette sul benessere animale.
La maggior parte degli italiani (86%) sarebbe inoltre disposto a pagare in media il 28% in più per pesci allevati con più benessere animale.

Dichiara Annamaria Pisapia, Direttrice di CIWF Italia Onlus: 

“Questo sondaggio conferma che la sensibilità sul benessere animale è sempre più diffusa in Italia e riguarda ormai anche i pesci, la cui senzienza è sempre più nella sensibilità comune. Ci auguriamo che la richiesta dei cittadini per un’etichettatura trasparente venga tenuta in considerazione dal nostro Governo e dai Ministeri competenti.”

Approfondimenti

Pesci allevati e consumo di pesce in Italia
In Italia si allevano circa 48 mila tonnellate di pesce ogni anno. La specie più allevata è la trota, seguita dall’orata e dalla spigola. (FAOSTAT 2015)
In totale in Italia si consumano circa 1,5 milioni di tonnellate di pesce (FAOSTAT). Questo dato comprende i pesci, i crostacei e i molluschi, sia allevati che pescati, anche quelli importati e usati come mangimi.
Il consumo pro capite nel nostro Paese è invece di 25,8 kg per anno (FAO 2013).
 
I pesci sono esseri senzienti molto intelligenti
I pesci sono senzienti: sentono dolore e paura. Inoltre sono in grado di usare utensili, costruire strutture molto complesse che richiedono capacità di pianificare, hanno una vita sociale molto strutturata, si prendono cura dei propri piccoli e sono in grado di cooperare, anche fra specie differenti.

Gli allevamenti intensivi sommersi
Con la riduzione degli stock ittici in mare, si è creduto che l’allevamento dei pesci fosse una alternativa percorribile per rispondere alla crescente domanda globale di pesce. In realtà, negli allevamenti intensivi, i pesci vivono in condizione di grande affollamento, speso in un ambiente non naturale, con gravi limitazioni alla loro abilità di esprimere i  loro comportamenti naturali. Le alte densità a cui sono allevati possono creare loro seri problemi di salute, fra cui la presenza di parassiti. Inoltre negli allevamenti intensivi i pesci subiscono operazioni che creano loro grande stress: vaccinazioni, smistamento in base alla taglia, fecondazione, avvengono estraendo i pesci fuori dall’acqua.

Centinaia di pesci per un solo salmone
Gli allevamenti intensivi di pesce sono davvero sostenibili? Quando si tratta di pesci carnivori, come i salmoni o i tonni, bisogna nutrirli con pesce pescato. Ne risulta che, ad esempio, per ogni chilo di salmone abbiamo bisogno di 5 chili di pesce pescato. Questo significa che per produrre ogni singolo salmone centinaia di pesci selvatici devono essere pescati soffrendo una morte inumana.
 
Nessuna legge per i metodi di abbattimento 
I pesci muoiono perlopiù soffocati. Per alcune specie l’agonia può durare anche più di un’ora.
I pesci pescati possono morire anche a causa della troppo repentina variazione di pressione quando vengono estratti dall’acqua con le reti. Possono anche rimanere schiacciati nella rete a causa del peso dei propri simili.
Altri metodi si abbattimento sono il congelamento oppure lo sventramento. Le anguille possono essere abbattute con una lenta agonia che prevede l’immersione in bagni di sale e ammoniaca. Tutte queste procedure sono legali. Alcuni metodi più umani prevedono lo stordimento prima dell’abbattimento, ma sono poco diffusi.
 
*Il sondaggio è stato condotto da ComRes in 9 paesi (Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia, Spagna, Polonia, Svezia, Olanda, Repubblica Ceca), in cui sono stati intervistati 9047 adulti, di cui 1016 in Italia. I dati sono pesati per essere rappresentativi.