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Il vero significato delle etichette del pesce

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Ogni giorno, i pesci allevati o pescati vengono trattati e macellati in maniera crudele. Lontano dagli occhi delle persone, i pesci soffrono negli allevamenti intensivi e dopo essere stati pescati.

Al momento dell’acquisto presso supermercati e ristoranti di prodotti ittici maggiormente tutelati, sono in molti ad affidarsi alle informazioni riportate dalle cinque maggiori etichette di certificazione disponibili.

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Chiedi agli enti certificatori di tutelare i pesci

Attualmente alcuni schemi non includono il benessere dei pesci. Gli enti certificatori devono fare di più per tutelarli.

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2. Chiedi agli enti certificatori di tutelare i pesci

Qual è il vero significato delle etichette del pesce?

L’indagine condotta da Compassion in merito agli standard di benessere applicati da queste certificazioni ha però evidenziato un grave problema: alcuni non salvaguardano i pesci da sofferenze atroci. Molti vivono in condizioni miserabili, stipati in gabbie e vasche sovraffollate. Altri devono sopportare morti dolorose e prolungate.

Tra le pratiche consentite da alcune delle iniziative citiamo:

  • fino a 14 giorni di digiuno;
  • sovraffollamento in vasche di dimensioni ridotte o gabbie marine;
  • macellazione con un processo estremamente lento e doloroso senza un adeguato stordimento
  • abbattimento delle foche selvatiche e ferimento di delfini.

Come gli altri animali, i pesci sono esseri complessi dotati di emozioni, che soffrono e provano dolore. Ciononostante, continuano a soffrire nel silenzio assordante dell’indifferenza. I pesci non possono far sentire la propria voce e per questo dobbiamo farci noi portavoce della loro sofferenza.

Queste certificazioni si concentrano sulla sostenibilità dello stock ittico e dell’ambiente, chiaramente cause importanti, ma potrebbero impegnarsi di più anche per la protezione del benessere dei pesci. Al momento, alcune non prendono questo aspetto minimamente in considerazione quando invece dovrebbero assolutamente fare di più per i pesci che certificano.

Compassion ha analizzato e confrontato gli standard applicati dalle varie certificazioni con otto criteri chiave, tra cui la privazione di cibo, l’abbattimento di fauna selvatica e la macellazione lunga e dolorosa inflitta ai pesci, in modo da evidenziare le aree dove è fondamentale apportare cambiamenti drastici. Nella seguente tabella riportiamo il livello di protezione e benessere garantito da ciascuna certificazione. Per ulteriori dettagli relativi alle certificazioni e ai criteri di benessere, consulta il testo riportato dopo la tabella.

La tabella mostra otto criteri di benessere.

 

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Scrivi subito ai responsabili di queste certificazioni chiedendo che vengano introdotti o migliorati i criteri relativi alle condizioni di vita di miliardi di pesci.

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Gli standard per ciascun criterio variano a seconda degli schemi. Clicca sulle caselle per scoprire cosa consente effettivamente ogni schema.

Marine Stewardship Council

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Friends of the Sea

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Aquaculture Stewardship Council

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Best Aquaculture Practice

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GlobalG.A.P.

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Cosa significa questo per i pesci

Il focus sulle questioni ambientali lascia miliardi di pesci allevati e pescati nell'ambito di questi schemi con poca o nessuna protezione. Parliamo di esseri senzienti e intelligenti che possono provare sofferenze immense e spesso la loro morte è una lenta agonia.

Chiediamo agli enti certificatori di migliorare il benessere dei pesci e prevenire questa inutile e crudele sofferenza.

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Tuteliamo i pesci

Scriviamo agli enti certificatori per fare di più per il benessere dei pesci.

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9. Tuteliamo i pesci

Scopri di più sui criteri di benessere

Come avviene negli allevamenti e nelle fattorie di terra, un elevato numero di pesci viene allevato in stabilimenti sommersi. Per massimizzare i profitti, i pesci vengono costretti a vivere stipati in gabbie e vasche marine. Gli allevamenti sono ambienti sterili e sovraffollati, dove i pesci possono fare ben poco oltre a nuotare in cerchio.

Così come avviene negli allevamenti di terra di polli e suini, l’alto numero di esemplari stipati in uno spazio ristretto e limitato ha ricadute importanti sulla qualità di vita dei pesci. Il sovraffollamento può causare stress, che porta i pesci ad aggredirsi tra di loro, mordendosi e ferendosi a vicenda.

La qualità dell’acqua è importante per il benessere dei pesci, in quanto limita la presenza di malattie e assicura una quantità di ossigeno sufficiente affinché i pesci possano respirare bene. I rifiuti prodotti dai pesci vengono rilasciati nell’acqua circostante e, quando lo spazio a disposizione è limitato, prodotti dannosi come l’ammoniaca possono raggiungere concentrazioni pericolose. La conseguente scarsa qualità dell’acqua può influenzare negativamente il benessere dei pesci, che hanno inoltre bisogno di abbastanza spazio per poter nuotare e comportarsi normalmente. Avere la possibilità di scegliere dove nuotare nella vasca in base alla temperatura o alla luce presenti è un fattore essenziale per aumentare la qualità di vita di un pesce, che non viene però garantito quando aumenta la densità di popolazione delle vasche e delle gabbie. È stato inoltre dimostrato che i pesci possono riportare bruciature e ustioni dovute all’esposizione al sole, in quanto sono obbligati a rimanere troppo vicino alla superficie dell’acqua.

Gli antibiotici vengono aggiunti direttamente al mangime utilizzato in modo da prevenire la diffusione delle malattie più comuni in condizioni di allevamento intensivo.

Dato l’enorme numero di pesci raggruppati, risulta infatti impossibile eseguire diagnosi, separazione e trattamento a livello individuale. Come avviene per gli animali negli allevamenti di terra, l’utilizzo di mangimi contenenti antibiotici somministrati preventivamente comporta dei problemi e lo stesso vale per il trattamento di interi gruppi di animali quando in realtà solo alcuni di essi sono ammalati. Tale impiego di antibiotici permette ai pesci di sopravvivere in condizioni di sovraffollamento e sporcizia ma non dovrebbe rappresentare un’alternativa a tecniche di allevamento e pulizia adeguate.

Quando gli antibiotici vengono somministrati in ambienti aperti, come le gabbie marine, possono inoltre disperdersi al di fuori dell’ambiente circoscritto dell’allevamento. Alcuni studi scientifici hanno infatti confermato la presenza di materiale genetico associato alla resistenza batterica nei sedimenti sottostanti le gabbie marine e a diversi chilometri di distanza dall’allevamento. I microbi sono più predisposti a diventare resistenti agli antibiotici più questi vengono utilizzati: questa pratica mette dunque in pericolo la futura efficacia degli antibiotici, anche per gli umani.

Uccelli, foche, leoni marini, trichechi e lontre sono specie predatrici dei pesci allevati nelle gabbie marine, in vasche su terra ferma o in sistemi di piscicoltura. Anche i delfini, il pesce spada e il tonno pinna blu cacciano i pesci di allevamento, danneggiando le reti di contenimento e facendoli scappare, cibandosene o stressandoli ulteriormente.

Gli allevatori spesso utilizzano misure pericolose o addirittura letali contro questi predatori, come nel caso degli allevatori di salmone scozzese, che sparano alle foche selvatiche. Gli allevatori possono richiedere una licenza apposita per poter abbattere le foche che si trovano nei pressi o all’interno del proprio impianto. La cosa peggiore è che durante la stagione riproduttiva non esiste alcun limite all’abbattimento di questi animali, quindi gli allevatori sono liberi di sparare su foche incinte o che hanno appena partorito e si stanno prendendo cura dei propri cuccioli.

Alcuni impianti utilizzano dispositivi di dissuasione acustici (ADD) per tenere lontane le specie mammifere acquatiche, utilizzando onde sonore di diverse frequenze e suoni per disorientare gli animali in avvicinamento. Altri invece utilizzano pressione acustica con una determinata frequenza per scoraggiare gli animali ad avvicinarsi ulteriormente. Questi dispositivi possono causare danni a lungo termine all’udito di foche, delfini e balene che nuotano nei pressi degli allevamenti. Per questi animali, l’udito è fondamentale per potersi orientare, procacciare cibo e comunicare sott’acqua; le ricadute possono quindi essere chiaramente devastanti.

In alcuni stati europei, gli impianti di pescicoltura sono preda di lontre e castori, che vengono spesso abbattuti nonostante la loro incolumità dovrebbe essere garantita.

Prima di certe procedure che richiedono la gestione e la manipolazione di banchi interi di pesci, come operazioni di trasporto e macellazione, questi devono essere tenuti a digiuno. La pratica è sfortunatamente radicata nel settore ittico.

In alcuni casi, il digiuno dura fino a tre giorni e viene considerato necessario per non causare danni ai pesci: lo svuotamento del sistema digerente prima del trasporto si traduce in una riduzione delle escrezioni nell’acqua durante il trasporto e una conseguente migliore qualità di quest’ultima.

Ciononostante, questi digiuni durano regolarmente molto più di quanto necessario, in alcuni casi anche fino a due settimane, semplicemente per aumentare i ricavi dell’allevamento risparmiando sul costo del mangime. Per i pesci, alla sofferenza per la fame si aggiunge la frustrazione di non poter procacciarsi alcun tipo di cibo, che molto spesso sfocia in comportamenti aggressivi..

Gli allevamenti intensivi sono estremamente sterili e diversi dall’habitat naturale dei pesci. Come avviene per altri animali da allevamento, garantire una buona qualità di vita ai pesci richiede la creazione di un ambiente simile a quello naturale, che presenti caratteristiche sufficienti a soddisfarne i bisogni fisici e mentali.

Anche i pesci, infatti, soffrono di noia e frustrazione: l’ambiente sterile degli allevamenti ne limita l’espressione di comportamenti naturali e questo ha ricadute negative sulla salute psicofisica dei pesci, afflitti da una noia soffocante e invalidante.

L’arricchimento ambientale comporta una modifica consapevole della complessità dell’habitat per migliorare il benessere dei pesci. Un numero sempre maggiore di studi dimostra i diversi vantaggi che l’arricchimento dell’ambiente dei pesci apporta al loro benessere: una diminuzione dell’aggressività, dell’insorgenza di malattie e ferite, dello stress, del tasso di deformità embrionale e di mortalità, assieme a un miglioramento delle capacità cognitive e d’esplorazione, così come della capacità di procacciarsi cibo.

Tra le modifiche che garantiscono ai pesci un maggiore controllo sul proprio ambiente: citiamo la presenza di ripari (come tubazioni o conchiglie) e di distributori di mangime attivati dai pesci stessi, il cambiamento del colore della vasca e la copertura della vasca per la creazione di una zona d’ombra. In alcuni casi, l’utilizzo di musica ha avuto un effetto positivo sulla crescita dei pesci.

Il mondo sta affrontando una crisi dovuta allo sfruttamento eccessivo della pesca. In assenza di aree di conservazione marina e una regolamentazione del settore potremmo dover affrontare un futuro in cui i mari saranno disabitati, senza più pesci allo stato naturale.

L’allevamento ittico è responsabile di molta della pesca industriale che sta privando i nostri mari della propria fauna. Molte delle specie comunemente allevate, come la trota o il salmone, in natura predano altri pesci. In allevamento gli viene dunque dato un mangime che contiene pesce e circa un quarto del pescato viene utilizzato per produrre mangime per altri pesci. Stiamo parlando di cifre che vanno da circa 450 miliardi a un trilione di pesci. In altre parole, possono volerci fino a 350 pesci pescati in natura per allevare una singola trota in cattività: l’allevamento ittico di fatto aumenta la pressione sulle riserve che troviamo in natura.

Questi esemplari vengono macellati in maniera atroce e senza venire storditi e il mangime per i pesci crea ulteriori preoccupazioni per il benessere ittico in generale.

Le attività di pesca vengono svolte principalmente da enormi imbarcazioni industriali. I pesci vengono catturati in banchi, rendendo impossibile la pesca e la macellazione individuale. Molti vengono catturati con reti a strascico, che portano in superficie centinaia di migliaia di pesci alla volta. Durante questo processo i pesci possono rimanere feriti o addirittura morire schiacciati dal resto del banco. I pesci che sopravvivono alla cattura e al trasporto a bordo vengono lasciati soffocare sul ponte oppure sviscerati mentre sono ancora vivi.

I pesci sono esseri senzienti capaci di provare dolore, paura e sofferenza. Una macellazione lenta e dolorosa, senza uno stordimento iniziale, è quindi un processo straziante.

Molti pesci di allevamento vengono uccisi con metodi dolorosi e che causano uno stress elevato all’organismo dei pesci, che possono soffrire per ore e ore prima di morire. Alcuni vengono lasciati morire per asfissia in serbatoi di liquidi melmosi ghiacciati.

Anche i pesci pescati in natura subiscono la stessa morte lenta e dolorosa. Molti dei metodi di cattura possono comportare la morte dei pesci che rimangono schiacciati in mezzo al resto del banco, oppure causare dolore per via del cambio di pressione quando questi vengono strappati dalle profondità dell’oceano per essere portati in superficie o vengono trascinati per giornate intere intrappolati da un amo. I pesci che sopravvivono alla cattura e al trasporto a bordo vengono lasciati soffocare sul ponte oppure sviscerati mentre sono ancora vivi.

Ripensiamo i pesci

Miliardi di pesci, sia negli allevamenti che in natura, soffrono costantemente un trattamento disumano. Negli allevamenti ittici, i pesci sono spesso in vasche sterili dove non possono far altro che nuotare in cerchio per mesi e mesi, una situazione completamente diversa dal loro habitat naturale nel quale migrano per migliaia di chilometri, esplorando il mondo intero. I pesci di allevamento vengono tenuti apposta a digiuno fino a due settimane prima della macellazione. Quando giunge il loro momento, la maggior parte viene uccisa mentre è ancora completamente cosciente, in un processo agonizzante che arriva a durare fino a un’ora.

La situazione deve cambiare, perché la vita dei pesci deve avere valore.

Anche le persone d’accordo: un sondaggio YouGov ha infatti rivelato che quattro adulti su cinque desiderano vedere più informazioni in merito al benessere dei pesci sulle etichette dei prodotti ittici. Aiutaci a creare un futuro in cui il benessere dei pesci venga protetto dai certificati di qualità dei prodotti ittici.

Vuoi saperne di più? Consulta i nostri suggerimenti relativi alle diverse specie e alla complessità della vita dei pesci.