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Macellazione

Uno dei momenti più delicati

Dopo una vita di sofferenza e costrizione, spesso gli animali negli allevamenti intensivi subiscono maltrattamenti anche negli ultimi momenti della loro vita: la macellazione.

Lo hanno rivelato chiaramente programmi tv ed inchieste giudiziarie, come lo scandalo Italcarni di Brescia[1], il recente caso dei “falsi” prosciutti DOP a marchio San Daniele[2] e i casi dei macelli Martelli di Mantova[3], di Frosinone (inchiesta dell’Unità Investigativa “Free John Doe”)[4] e del Macello Calzi di Bertonico (Lodi)[5], mettendo in evidenza gravi lacune nell’attuazione della normativa vigente per la protezione degli animali nel momento della macellazione.

Inoltre un audit della Commissione europea pubblicato nel 2014 ha evidenziato che nel nostro paese la macellazione di animali senza dolori o sofferenze inutili non è sempre garantita nei macelli avicoli e ha rilevato criticità anche nei macelli per animali da carne rossa.

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Altri paesi si sono già mossi per evitare inutili sofferenze agli animali, introducendo sistemi di videosorveglianza nei macelli. Ad oggi invece in Italia, dove macelliamo oltre 700 milioni di animali ogni anno, non esiste alcuna misura volta alla prevenzione degli abusi nei macelli.

La nostra proposta

Come Ciwf riteniamo che gli animali vadano tutelati sempre, anche nei momenti precedenti e durante la macellazione e crediamo che l’installazione obbligatoria di sistemi di videosorveglianza nei macelli sia un modo di rispondere alle molte problematiche gestionali all’origine delle infrazioni della normativa di protezione degli animali durante l’abbattimento.

Prossime azioni

Il primo passo è quello di avviare un dibattito nazionale che coinvolga associazioni di protezione animale e ambientaliste, giuristi, veterinari e rappresentanti dei lavoratori e dei consumatori per discutere la possibilità di introdurre obbligatoriamente le telecamere nei macelli, con una normativa che assicuri una maggiore tutela per gli animali, i lavoratori, i veterinari e i consumatori. Scopri di più

 

Cosa puoi fare tu

Aiutaci a fermare gli abusi

 

Note

[1] Nel caso in questione, in seguito alle immagini delle telecamere fatte installare dalla magistratura - pubblicate sul sito web de Il Fatto Quotidiano l’11 novembre 2015 e in seguito trasmesse da L’Arena di Rai 1 durante la puntata di domenica 29 novembre 2015 - è stata pronunciata dal Tribunale di Brescia una condanna a due anni di reclusione, in primo grado, nei confronti di uno dei due medici veterinari ASL che operavano nel Macello Italcarni di Ghedi (Brescia); un altro veterinario pubblico è stato invece condannato a un anno e sei mesi per il reato previsto all’art. 336 c.p. (violenza o minaccia a un pubblico ufficiale) e per falso, poiché attestava falsamente le visite; l’amministratore del macello e tre dipendenti hanno patteggiato rispettivamente una condanna a due anni e otto mesi, a un anno e dieci mesi e due di loro a un anno e otto mesi.

[2] Nell’ambito del procedimento in atto, i reati ipotizzati a carico degli indagati – il componente del cda di Gruppo Carni Friulane, due allevatori, un produttore di insaccati, un dipendente del macello di Aviano, una dipendente di Gruppo Carni Friulane e un veterinario – sono associazione per delinquere finalizzata alla frode nel commercio, falso, contraffazione dei marchi e truffa ai danni dell’Unione europea. Inoltre, grazie alle telecamere apposte nel macello di Aviano dal pubblico ministero Marco Brusegan, è emerso che le carcasse dei suini venivano immerse per diversi secondi nell’ipoclorito di sodio – ovverosia candeggina – diluito in acqua e dunque, essendo considerate non adatte al consumo umano, ai sensi dei regolamenti vigenti non sarebbero potute essere immesse sul mercato. 

[3] Il macello Martelli, in provincia di Mantova, lavora carne di maiale destinata al Consorzio del prosciutto di Parma. Giulia Innocenzi, autrice del programma televisivo di Rai due “Animali come noi”, ha reso noto, nel corso della puntata del 16 marzo 2017, che in questa struttura vengono macellati 350 suini l’ora, e, a causa dei ritmi di lavoro frenetici, un operaio su cinque ha avuto problemi a polsi, gomiti e spalle.

[4] In un macello nella provincia di Frosinone sono state registrate immagini di vitellini e bufalini afferrati per la coda o le orecchie, bastonati, presi a calci, gettati dai mezzi di trasporto e trascinati sul pavimento per essere macellati. In molti casi al momento della jugulazione gli animali si muovevano ancora poiché lo stordimento non era stato efficacemente effettuato. Tali riprese sono state trasmesse su Rai 2 e nel corso del programma “Animali come noi” in data 18 aprile 2017.

[5] Alcune immagini diffuse da Animals’ Angels e LAV denunciarono casi di maltrattamento a danno delle vacche e, a seguito di un procedimento penale, il titolare del macello patteggiò quattro mesi di reclusione, mentre tre mesi furono patteggiati da un altro responsabile della struttura, due dipendenti e un medico veterinario della ASL di Lodi, tutti imputati per i maltrattamenti inflitti alle bovine da latte. Il fatto eclatante è che il veterinario ASL coinvolto nella vicenda non è stato sospeso dal servizio, ma semplicemente trasferito in un’altra ASL, sempre in provincia di Lodi.