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Un futuro con prodotti derivanti da animali clonati RSS Feed

La clonazione degli animali ad uso zootecnico e alimentare è un tema caldo che sta ritornando, proprio in questi giorni, centrale nell’agenda della Commisione europea, dove appunto si sta discutendo una proposta di legge in merito. 

Prima di addentrarci nel dibattito, soffermiamoci su cosa significhi “clonazione” e “progenie dei cloni”.  La clonazione è una tecnica che replica la struttura genetica dell'animale da cui è stata prelevata la cellula per riprodurre un altro animale, il clone. I cloni sono praticamente delle “copie” che condividono lo stesso corredo genetico con l’animale clonato, come il famoso caso della pecora Dolly del 1996.  Con progenie o discendenza dei cloni si intendono invece  gli animali nati da animali clonati.

In realtà non è la prima volta che questo dibattito prende vita a Bruxelles. Già nel 2011 si cercò un accordo tra Commissione e Parlamento europeo per l’identificazione di una posizione comune sul tema. Il Parlamento auspicava a un divieto tout court sull’utilizzo di cloni e progenie nella filiera alimentare mentre la Commissione voleva sì porre alcune restrizioni, ma era contraria a un bando totale. 

La Commissione Europea ha ora proposto di vietare la clonazione degli animali “da reddito” e la commercializzazione di carne e latte da loro derivati, ma non intende estendere queste limitazioni alla progenie degli animali clonati e soprattutto non ha proposto di etichettare i prodotti di animali clonati.

E’ molto probabile, quindi, che negli allevamenti europei si utilizzerranno animali nati da cloni e i prodotti da essi derivati come carne, latte e formaggi non potranno essere distinti in alcun modo dagli altri. 

Proposta della Commissione sulla clonazione degli animali ad uso zootecnico

Si sta delineando dunque una situazione molto preoccupante, sia in termine di trasparenza nei confronti dei consumatori che di benessere e salute degli animali. 

Infatti, gli animali clonati, genitori degli animali i cui prodotti finiranno nella filiera alimentare, saranno copie degli animali “ad alto rendimento”, già sottoposti a selezione genetica e portatori di gravi problemi di salute, come disfunzioni cardiovascolari o gravi disturbi alle zampe. Malattie che si trasmetteranno insieme alle caratteristiche genetiche che consentono gli alti tassi di rendimento.   

Concludendo, la clonazione degli animali da allevamento sta portando l’agricoltura europea nella direzione sbagliata. Per scongiurare un significativo ulteriore abbassamento degli standard di salute e benessere animale chiediamo alla Commissione di proibire del tutto negli allevamenti europei l’utilizzo di animali nati cloni e la vendita degli alimenti da essi derivati.