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Riparte InSOStenibile. La battaglia dal basso contro gli allevamenti intensivi

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Poche settimane fa abbiamo presentato 6 richieste al governo italiano che porteremo avanti finché non saranno trasformate in azioni. La nostra richiesta numero uno è chiara e precisa: non consentire la costruzione di nuovi allevamenti intensivi. 

Per mostrare la strada, noi di CIWF abbiamo deciso di intervenire attivamente sul territorio con la nostra campagna InSOStenibile, la battaglia dal basso contro gli allevamenti intensivi.

Nel 2018, grazie alla partecipazione nei cittadini, siamo riusciti a impedire la costruzione di 4 mega allevamenti nel Delta del Po e oggi, due anni dopo, la battaglia continua in Emilia Romagna, Veneto e Marche.

La nostra indagine

In un viaggio compiuto poche settimane fa, CIWF ha incontrato tre comitati di cittadini che si oppongono alla realizzazione di mega allevamenti avicoli.
Le storie sono state raccolte ad Ancona, Jesi, Forlì e Lozzo Atestino, provincia di Padova, sui Colli Euganei.
Tutte raccontano dei disagi che l’allevamento intensivo comporta: deturpa il paesaggio, provoca problemi di salute, svaluta il territorio e ha un impatto devastante sulla qualità della vita delle persone, oltre a porre chiari rischi di biosicurezza. 

Siamo andati a parlare con i residenti per farci raccontare cosa sta succedendo in questi luoghi e dare voce alle loro richieste. 

Le tre storie che abbiamo raccolto sono emblematiche: milioni di animali per poche migliaia di abitanti, comunità in difficoltà, ma consapevoli e pronte a lottare.

I sistemi intensivi, che stipano al chiuso fino centinaia di migliaia, a volte anche milioni di animali, non solo sono crudeli verso gli animali, ma sono vere e proprie fabbriche inquinanti che favoriscono la trasmissione di malattie e le mutazioni degli agenti patogeni in ceppi più pericolosi.

Storie di persone e territori

CIWF sostiene i cittadini che si organizzano per opporsi alla costruzione di mega allevamenti nel nostro Paese. Raccogliendo le loro testimonianze raccontiamo la miseria e la distruzione che i mega allevamenti comportano, con gravissimi impatti per la salute pubblica, l’ambiente e sul benessere degli animali. Ecco cosa abbiamo scoperto.

Colli Euganei - 1,3 milioni di galline per 3.000 abitanti

Il Comitato di cittadini di Lozzo Atestino combatte contro un mostro pericoloso: un allevamento intensivo di galline che, partito con un capannone di 100.000 animali, vorrebbe passare da ben 800.000 animali all’esorbitante numero di 1,3 milioni di galline, aggiungendo mezzo milione di galline, ospitandole ad alte densità in 3 capannoni, che si aggiungerebbero ai 4 già esistenti.

Ad oggi si attendono le ultime autorizzazioni, ma i cittadini sono molto preoccupati perché stanno già subendo i gravi effetti del mega allevamento che si trova a poche centinaia di metri dalle prime abitazioni e a un chilometro circa dalle scuole, oltre a essere vicino al Parco Naturale dei Colli Euganei. I cittadini di Lozzo hanno una loro visione sulla vocazione del loro territorio, vorrebbero vivere in un posto sano e bello. Gli allevatori che abitano nel paese si stanno convertendo al biologico riducendo il numero degli animali: il mega allevamento cozza con una sensibilità sociale che chiede una visione del territorio del tutto diversa da uno sviluppo intensivo. Chi abita vicino al mega allevamento, oggi, ha la vita rovinata. Puzza, polvere, camion, rendono impossibile godere dell’aria aperta e del sole.

Uno dei cittadini, che abita a 260 metri dall’allevamento, ci ha detto: “La mia casa è completamente svalutata, ma anche il territorio è completamente svalutato. Da anni non invitiamo più nessuno a casa nostra, perché ci vergogniamo per la puzza”. Così per l’interesse di pochi, la vita di un intero paese, e il paesaggio dei Colli Euganei, rischiano oggi di essere completamente rovinati.

Forlì - Un allevamento intensivo di 90.000 pollastre a 300 metri da una scuola elementare

Il Comitato Salute e Ambiente di Forlì, guidato da Valeria Camorani, si era costituito 20 anni fa per protestare contro un allevamento intensivo di polli, di cui ottenne poi la chiusura. Oggi, a 20 anni di distanza, quello stesso allevamento vorrebbe riaprire per ospitare 90.000 pollastre. Valeria Camorani insieme con gli altri cittadini del comitato si sono riattivati perché nel frattempo la periferia di Forlì si è espansa. Chi ha combattuto contro l’allevamento di polli in passato ricorda bene la puzza e i disagi da esso causati, e quindi i timori ora sono forti. Le attività di quella zona sono cresciute e si sono espanse creando relazioni sociali che sono del tutto incompatibili con un’attività produttiva come un allevamento intensivo. La prima abitazione si trova a meno di 200 metri dai capannoni progettati. A una distanza di 500 metri si trovano due scuole, un bar, una farmacia e un intero nuovo centro abitato.
Gli abitanti chiedono al Sindaco di non autorizzare la costruzione dell’allevamento che avrebbe un impatto devastante sulla vita delle persone, deprezzando il valore commerciale delle abitazioni, alcune delle quali di recentissima costruzione.

La “pollificazione” delle Marche 

Monte Roberto è un piccolo paese in provincia di Ancona e conta circa 3000 abitanti. Sul suo territorio, a 250 metri da una dimora storica dell’800, si sta per realizzare un mega allevamento da mezzo milione di polli a ciclo, per una produzione di 2.500.000 polli l’anno. Si tratta di animali che non razzoleranno mai sull’erba, all’aria aperta, in tutta la loro vita.
Andrea Tesei, insieme alla sua famiglia che da generazioni vive in questa dimora storica, ha iniziato la sua lotta per opporsi alla costruzione del mega allevamento. Purtroppo, l’autorizzazione è stata concessa e, parte dell’allevamento, 2 capannoni degli 8 previsti, sono già in costruzione. Andrea e la sua famiglia però, non si arrendono, e stanno facendo ricorso al TAR. Sono molto preoccupati: il paesaggio rurale che circonda la loro casa sarà per sempre deturpato e la qualità della loro vita potrebbe cambiare drasticamente, così come succede a meno di 3 chilometri da casa loro, in provincia di Jesi, dove un allevamento che produce 1 milione di polli l’anno e si trova a pochissime centinaia di metri da un centro abitato, crea non pochi disagi agli abitanti. Li abbiamo raggiunti: anche in questo caso abbiamo parlato con cittadini che abitano in quei luoghi da generazioni e che hanno deciso di rimanere investendo nelle loro case. Ci raccontano che, a causa di puzza e polveri, sono finiti al pronto soccorso per irritazioni agli occhi, che accusano nausea e difficoltà a respirare, che quando la puzza è forte devono rinchiudersi in casa e che i bambini non possono più giocare in cortile, all’aperto, altrimenti possono cominciare a sentirsi male. 
A volte la puzza è talmente forte che i cittadini, per disperazione, chiamano la polizia municipale. Nonostante le segnalazioni e una petizione sono ancora in attesa di una reazione da parte delle istituzioni.
Nelle Marche, dal 1970, la consistenza media degli allevamenti di polli è quadruplicata.

Scenari da cambiare

Un nuovo modo di vivere, basato su un diverso sistema produttivo, è l'unico futuro possibile per limitare i problemi ambientali ed evitare il collasso del nostro pianeta per come lo conosciamo. Il primo, urgente, passo è fermare la costruzione di nuovi allevamenti intensivi e convertire quelli già esistenti sui nostri territori. Lo chiedono i cittadini, ne hanno urgente bisogno la natura e i milioni di animali che sono rinchiusi in quegli stessi capannoni a pochi metri dai centri abitati.

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Se dovessi avere ulteriori domande a riguardo, o qualsiasi altro problema, ti preghiamo di contattarci a info@ciwfonlus.it. Cerchiamo di rispondere a tutte le richieste entro due giorni. Tuttavia, a causa dei volumi di richieste che riceviamo, a volte potremmo metterci più tempo, ti preghiamo in quel caso di scusarci. In alternativa, se la tua richiesta è urgente, puoi contattare il nostro team di supporto al: +39 051 2960818  (le linee sono disponibili dalle 9:00 alle 17:00, dal Lunedi al Venerdì).