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Per un futuro senza allevamenti intensivi. 6 richieste al Governo italiano

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Mentre con difficoltà cerchiamo di “tornare alla normalità”, non possiamo dimenticare che la pandemia di Covid – 19 è stata causata dalle modalità errate con cui trattiamo gli animali e l’ambiente e dal sistema con cui produciamo il nostro cibo.

La necessità di una transizione verso sistemi di allevamento sostenibili e davvero rispettosi del benessere animale è più che mai evidente e si basa su tre azioni chiave per fermare una potenziale escalation di pandemie e  preservare il futuro delle prossime generazioni:

  • Fermare, abbandonandole, le pratiche intensive;
  • Curare il nostro sistema alimentare malato;
  • Difendere la biodiversità e la natura del nostro pianeta.

Per fare ciò, mettere fine a un sistema di allevamento crudele verso gli animali e dannoso per ambiente e persone, al fine di avviare una transizione verso un’agricoltura maggiormente in armonia con la natura e rispettosa della biodiversità, è la ineludibile sfida che ci attende, a partire da oggi. Ora più che mai, c’è bisogno che il nostro Governo si impegni a promuovere questa transizione senza sottrarsi alle responsabilità che il suo ruolo impone. 

Le nostre richieste al governo italiano

Gli allevamenti intensivi, che stipano al chiuso centinaia di migliaia o addirittura milioni di animali, non solo sono sistemi crudeli, ma rappresentano vere e proprie fabbriche inquinanti: lo sanno bene coloro che hanno la sfortuna di viverci vicino e che molto spesso vedono le loro vite rovinate, a meno di trasferirsi in un luogo più salubre. Per questo chiediamo che non siano più costruiti nuovi allevamenti intensivi nel nostro Paese.

Favorire e incentivare la transizione degli allevamenti esistenti ad allevamenti che fanno un uso sostenibile del pascolo e attuano pratiche agroecologiche, oltre a sostenere gli allevamenti che già hanno queste caratteristiche.

L’allevamento intensivo sta minacciando le risorse naturali dalle quali dipende il futuro di un’agricoltura sana. Dobbiamo muoverci verso forme di agricoltura che lavorano in armonia con i processi naturali così come fanno l’agroecologia, l’agricoltura circolare e l’agrosilvicoltura. Attraverso la rotazione, la coltivazione dei legumi, l’uso corretto dei fertilizzanti naturali si può ripristinare la qualità del suolo. Questo produce vegetali più resistenti alle malattie, rendendo meno necessario l’uso di pesticidi.

Un suolo con una quantità maggiore di materia organica può immagazzinare più anidride carbonica, avere una migliore ritenzione dell’acqua riducendo il rischio di allagamenti, aumentando la capacità di resistenza delle piante alla siccità.

Queste forme di agricoltura possono ripristinare la biodiversità, facilitando il ritorno degli impollinatori, degli uccelli e di altra fauna selvatica.

Sostenere e incentivare, anche con i fondi della Politica Agricola Comune, gli allevatori che riducono il numero di animali allevati passando a sistemi più sostenibili e rispettosi del benessere degli animali.

In questo ambito, è necessario avviare la transizione a sistemi senza gabbie per scrofe, conigli, galline e quaglie e l’eliminare la pratica della posta (animali legati) negli allevamenti di vacche da latte.

La PAC (Politica Agricola Comune) sostiene l’agricoltura comunitaria con fondi dedicati. In passato la maggior parte dei fondi sono stati destinati a sostenere l’industria inquinante degli allevamenti intensivi, favorendo i grandi gruppi industriali a scapito dei piccoli agricoltori virtuosi. Chiediamo che la nuova PAC, così come i fondi europei per il rilancio dopo la crisi del Covid –19, sostenga gli allevatori virtuosi e anche coloro che intendono ridurre il numero di animali passando a sistemi più sostenibili, a cominciare da quelli che non fanno uso di gabbie. Ancora oggi, sono 45 milioni gli animali che vengono allevati in gabbia in Italia.

Garantire ai consumatori la libertà di scegliere di acquistare prodotti di origine animale da sistemi più sostenibili, grazie ad un'etichettatura nazionale volontaria secondo il metodo di allevamento.

Sapere come sono stati allevati gli animali da cui derivano i prodotti disponibili sul mercato è un diritto dei consumatori e un dovere verso gli allevatori più virtuosi. Per questo chiediamo che i prodotti derivanti da animali allevati in maniera più rispettosa del loro benessere e sostenibile siano riconoscibili dai consumatori attraverso un’etichettatura nazionale volontaria secondo il metodo di allevamento.

Ridurre drasticamente il consumo di antibiotici negli allevamenti.

Chiediamo che il Ministero della salute renda pubblici i dati sul consumo di antibiotici per specie negli allevamenti, aggiornando il Piano Nazionale di Contrasto dell'Antimicrobico-Resistenza con obiettivi più ambiziosi che salvaguardino la salute dei cittadini.

Quasi il 70% degli antibiotici venduti nel nostro Paese sono destinati agli animali negli allevamenti e il nostro Paese ha la maglia nera per prevalenza di batteri antibiotico resistenti nell'UE. Purtroppo anche il numero dei decessi è spaventoso: circa 10.000 persone ogni anno muoiono a causa di batteri antibiotico resistenti nel nostro Paese. In tutta l’UE sono 33.000. La strada per uscire da questa situazione è quella di varare un piano di riduzione dell’utilizzo degli antibiotici negli allevamenti che si accompagni al cambio di sistema e non a una semplice mitigazione delle condizioni intensive. Ugualmente il cosiddetto antibiotic-free, così diffuso nel mercato italiano, non è la risposta al problema dell’antibiotico resistenza perché nella maggior parte dei casi non comporta il cambio di sistema.

Promuovere e incentivare una dieta che riduca l’attuale consumo di prodotti di origine animale favorendo il consumo di cibi vegetali e consentire a tutti l'accesso a cibo di qualità.

L’attuale consumo di prodotti di origine animale non è sostenibile per il nostro pianeta. L’unico modo per ridurre gli impatti sulla biodiversità, il cambiamento climatico, l’inquinamento dell’acqua, dell’aria e migliorare la fertilità del suolo è ridurre significativamente il consumo di prodotti di origine animale a favore di quelli di origine vegetale e consumare esclusivamente carne, uova e latticini provenienti da sistemi più sostenibili e rispettosi del benessere animale. Riteniamo che il Governo debba assumere un ruolo centrale nell’educare i cittadini a una dieta più “verde” e sostenibile, a minore contenuto di proteine animali e maggiore contenuto di proteine vegetali.

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Per proteggere la nostra salute e quella del pianeta il sistema di allevamento deve cambiare

Sappiamo con certezza* che gli allevamenti intensivi, su cui si fonda il nostro attuale sistema alimentare, sono ambienti in cui i virus possono proliferare e mutare in ceppi più virulenti. Sappiamo anche che sono responsabili di buona parte della deforestazione globale, anch’essa, insieme con la distruzione degli habitat e i cambi d’uso dei territori, fra le cause di potenziali nuove epidemie. Eppure, ancora oggi, sono il sistema principale di produzione del nostro cibo, un sistema che a buona ragione possiamo definire malato e insostenibile.

La produzione di cibo solo apparentemente a basso costo non può essere la scusa accampata  per continuare ad avallare e promuovere un sistema alimentare che arricchisce pochi a scapito della collettività. 

I governi del mondo, e così quello del nostro Paese, devono, urgentemente, iniziare ad abbandonare il sistema intensivo e sostenere una produzione di cibo che sia sostenibile, di migliore qualità e accessibile a tutti, per difendere la nostra salute e l’ambiente. È la sfida del Green Deal europeo e il nostro Paese deve poter rispondere in maniera adeguata.

L’Italia ha una grande responsabilità: essendo purtroppo stata colpita profondamente dal Covid - 19, ha ora la possibilità, anche grazie ai fondi messi a disposizione dall’UE, di avviare la transizione verso un'agricoltura rigenerativa e sostenibile. È questo il tipo di sistema produttivo che deve diventare la vera cifra della qualità del “Made in Italy”.

*Fonti 

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Per alimentare il futuro dobbiamo agire adesso

L’allevamento intensivo non è solo un rischio per la nostra salute, è una pratica crudele che causa sofferenze profonde agli animali e contribuisce all’intensificazione della crisi climatica. Per evitare crisi future, negli anni a venire dovremo essere in grado di evitare ulteriori pandemie e agire sul cambiamento climatico: per questo dobbiamo iniziare adesso a cambiare i sistemi con cui coltiviamo e alleviamo, e ciò che mangiamo.

Per poterlo fare dobbiamo interagire con gli animali e la natura in un modo completamente diverso.  È dovere delle istituzioni elaborare e attuare un piano d'azione per salvaguardare la salute umana, il nostro pianeta e il benessere degli animali, secondo i tre principi guida che abbiamo descritto: Fermare, Curare, Difendere.

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Poniamo fine agli allevamenti intensivi

Scriviamo al nostro Governo e alle maggiori organizzazioni internazionali per chiedere un futuro in cui il rischio di diffusione di nuove epidemie e pandemie sia ridotto, in difesa della nostra salute, nel rispetto del pianeta e del benessere degli animali.

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Se dovessi avere ulteriori domande a riguardo, o qualsiasi altro problema, ti preghiamo di contattarci a info@ciwfonlus.it. Cerchiamo di rispondere a tutte le richieste entro due giorni. Tuttavia, a causa dei volumi di richieste che riceviamo, a volte potremmo metterci più tempo, ti preghiamo in quel caso di scusarci. In alternativa, se la tua richiesta è urgente, puoi contattare il nostro team di supporto al: +39 051 2960818  (le linee sono disponibili dalle 9:00 alle 17:00, dal Lunedi al Venerdì).